Sant’Angelo Muxaro su FACEBOOK

Gli Hakers nel maggio del 2008 hanno mandato il sito in TILT .

Pertanto ho trasferito tutti gli articoli che sono riuscito ha recuperare nel sito sottostante: 

http://mafia.spazioblog.it/

 

http://liliumjoker-liliumjoker.blogspot.com/

 

 

Per  ulteriori aggiornamenti su

Mafia & Complici

 

        ” COSCA DEI PIDOCCHI ”

 

 

Sant’Angelo Muxaro su FACEBOOK

 

 

Sant’Angelo Muxaro su FACEBOOK

 

Che idea…bella , strepitosa , un modo per far conoscere meglio questo piccolo paesino arroccato su una montagna gessosa dei monti Sicani.

Conosciuto nell’hinterland Agrigentino per le necropoli Sicane,  il ritrovamento di diversi oggetti aurei e vasellame vario….o per altri motivi di CRONACA NERA????

Questo è il paese della ”Cosca dei Pidocchi” o dei Pulcinella….ed altro,  conosciuto sia sul territorio nazionale e oltre confine principalmente  per gli omicidi dei miei fratelli Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte . Un paese senza memoria ,un paese muto , un paese complice della mafia , un paese dove tutto è presunto o virtuale….dove qualcuno  ”malato di mente” ha rilasciato interviste dicendo che Sant’Angelo Muxaro è un’isola felice , che la mafia in paese non esiste,  un paese tranquillo un’oasi …il paese dove la chiesa  fa una COLLETTA pro CRIMINALI  per aiutare i familiari di alcuni componenti della Cosca dei Pidocchi….Un paese che ha carenza nel DNA del gene della civiltà e memoria.

Il  promotore o fondatore di Sant’Angelo Muxaro  nel mondo su FACEBOOK  ha dimenticato di descrivere le sue credenziali o meglio il suo PROFILO , che suo padre Vincenzo Di Raimondo era uno dei componenti della Cosca dei Pidocchi capomafia  della FECCIA LOCALE , dico era,  perché quel criminale è morto , per sua fortuna  prima degli arresti , era molto meglio se crepava in carcere unica residenza degna della sua persona!!!!….il promotore del gruppo ha avuto una amnesia totale o vuole cancellare completamente le sue origini???? …..ti sei dimenticato che eri orgoglioso e fiero che tuo padre era un MAFIOSO cioè un disonesto  un criminale e vantava conoscenze importanti in politica e nelle cosche mafiose???…..Un consiglio a tutti i componenti  del gruppo o membri , che forse inconsapevolmente non conoscono le origini del promotore del gruppo  o fanno finta di non conoscere l’appartenenza  alla COSCA dei PIDOCCHI  di crearne uno nuovo dove non ci siano elementi inutili che hanno la coscienza sporca.

 

Un plauso di merito a Pierfilippo Spoto ex vice sindaco  nelle veci di vice amministratore del gruppo Sant’Angelo Muxaro nel mondo!!!

 EVVIVA la legalità!!!  Fate progressi siete un emblema di una sana e civile convivenza della Sicilia ONESTA .

Angelo Vaccaro Notte

 

Eluana Englaro….. Ricordiamola così.

 

 

Pronto il Calendario 2009 –

 Vittime della Mafia

 

http://www.ilcittadino.tk/

 

Una produzione ‘Il Cittadino d’Italia’, il calendario 2009 dedicato alle vittime della mafia, cioè alle tante persone uccise ingiustamente, sia da cosa nostra, camorra, ‘ndrancheta e sacra corona unita. Nel calendario troverete una breve biografia delle vittime e soprattutto sotto ogni data invace di trovare il nome dei Santi troverete il nome dei Martiri della Mafia. Il calendario sta avendo enorme successo tra le associazioni antimafia, ma soprattutto sta avendo enorme successo tra le famiglie delle vittime. Questo calendario vuole essere un mezzo di proposta alla chiesa cattolica, di santificare le vittime di mafia, perchè non centravano niente nella loro guerra. Qusto calendario oltre ad essere dedicato alle vittime, viene dedicato alle persone che impersonavano lo Stato e poi ammazzate crudelmente, alcuni nomi illustri sono Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pio La Torre, Carmine Pecorelli, Peppino Impastato e molti altri.

 

Per scaricare gratuitamente il calendario, clicca nel menù principale ‘Calendario Vittime di Mafia’ registrati al sito e scarica. Se lo desiderate potete riceverlo direttamente a casa, inviandoci una mail, con i vostri dati. Il prezzo è libero.

 

 

Mafia, processo ‘Domino 2’: otto ergastoli

 

 

 

I giudici della corte d’assise di Agrigento hanno inflitto otto ergastoli ed oltre 30 anni di reclusione a 12 imputati, assolvendone uno. Si tratta del troncone ordinario del processo scaturito dall’inchiesta ‘Domino’ condotta dalla Squadra mobile di Agrigento che nel dicembre 2006 fece luce su 10 omicidi avvenuti negli anni Novanta fra Racalmuto, Grotte ed Aragona. L’accusa era sostenuta dai pm della Dda di Palermo, Fernando Asaro e Gianfranco Scarfò. Il carcere a vita è stato deciso per Salvatore Fragapane di Santa Elisabetta, ex capo provincia di Cosa Nostra; per i fratelli Diego ed Ignazio Agrò di Racalmuto, per Giovanni Acquilina di Grotte, per Calogero Castronovo di Agrigento, per Nicolò Cino di Racalmuto, per Giuseppe Fanara di Santa Elisabetta e per Giuseppe Sferrazza di Racalmuto. Assolto il boss Salvatore Di Ganci, originario di Polizzi Generosa, ma residente a Sciacca, per il quale era stato chiesto l’ergastolo. Condannati Diego Salvatore Pitruzzella di Racalmuto a 16 anni e il latitante Gerlandino Messina di Porto Empedocle, a 14 anni, ritenuto il numero due di Cosa nostra agrigentina, e a due anni e 6 mesi Gioacchino Emanuele di Racalmuto. Gli imputati condannati dalla corte d’assise, sono stati ritenuti colpevoli anche del danno all’immagine provocato alla provincia di Agrigento. Un danno che dovrà essere quantificato davanti al giudice civile. Nel processo si erano costituiti parte civile la Regione, la Provincia regionale, i Comuni di Grotte e Racalmuto e alcuni familiari delle vittime. ‘È un forte segnale della tutela della legalità e della giustizia quello che viene dalla Corte d’Assise di Agrigento – ha commentato il presidente della provincia regionale Eugenio D’Orsi – il risarcimento ottenuto è il simbolo di una svolta, un ulteriore tassello per quel progressivo isolamento della criminalità da parte di cittadini, degli imprenditori e delle istituzioni’.

 

 

 

 http://it.youtube.com/watch?v=lpRm4K5xm9c

 

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SENTENZA SICANIA Da 83 a 32 anni!!!!!

 

 

Sentenza sicania

Da 83 a 32 anni!!!!!

Sconti di fine stagione.

 

 

Apprendo con stupore la drastica riduzione della pena da 83 a 32anni, è umiliante apprendere l’assoluzione di due imputati ecco il perché la Sicilia vive e continuerà a convivere con certa feccia….questa è una vera sconfitta morale e civile per chi ha creduto e continua a credere nell’istituzione, non è accettabile che alcuni elementi inutili che hanno rovinato famiglie oneste e perbene vengano assolte ….poveri Siciliani Onesti.

 

Angelo Vaccaro Notte

 

 

Mafia, processo ‘Sicania’: 4 condanne e 2 assoluzioni

4 Condanne e 2 assoluzioni ???

 

Francesco Fragapane                          Alfonso Milioto

Stefano La Porta                                 Il Latitante

 

Trentadue anni di reclusione e due assoluzioni: è questa la sentenza, emessa dalla sezione penale del tribunale di Agrigento presieduta da Antonina Sabatino, per il processo ‘Sicania’, dal nome della maxi operazione che il 10 maggio del 2006 fece luce sulle cosche mafiose di Sant’Angelo Muxaro e Santa Elisabetta.

Sentenza per un troncone del processo Si e’ concluso oggi pomeriggio . 

E’ stato assolto Stefano Fragapane, 30 anni, di Santa Elisabetta, figlio del gia’ Capo di Cosa nostra agrigentina, Salvatore Fragapane, ed accusato di illecita concorrenza contro i fratelli Vaccaro Notte di Sant’Angelo Muxaro aggravata dall’articolo 7 del metodo mafioso.

Francesco Fragapane, 28 anni, fratello di Stefano, e’ stato condannato per il reato di associazione mafiosa a 10 anni di reclusione.

Giuseppe Antonio Fragapane, 60 anni, di Santa Elisabetta, latitante, e’ stato condannato a 9 anni per associazione mafiosa.

Vincenzo Fragapane, 61 anni, fratello del capomafia Salvatore Fragapane, e’ stato assolto dal reato di associazione mafiosa.

Stefano La Porta, 58 anni, di Santa Elisabetta, e’ stato condannato per il reato di associazione mafiosa ad 8 anni.

Alfonso Milioto, 43 anni, di Sant’Angelo Muxaro, e’ stato condannato per illecita concorrenza a 5 anni di carcere.

Il collegio difensivo e’ stato composto dagli avvocati Nino Gaziano e Salvatore Pennica, che hanno ottenuto l’assoluzione di Stefano e Vincenzo Fragapane, e dall’avvocato Enrico Quattrocchi.

Gli avvocati Giuseppe Sciarrotta e Tiziana Cacciatore sono parte civile nell’interesse della famiglia Vaccaro Notte di Sant’Angelo Muxaro che piange l’omicidio dei fratelli Vincenzo Vaccaro Notte, ucciso il 3 novembre del 99, e Salvatore Vaccaro Notte, ucciso il 5 febbraio del 2000. 

I pm Rita Fulantelli e Gemma Miliani, nella loro requisitoria, avevano chiesto condanne per 83 anni di carcere.

 

(18.12.2008)

 

 

 

 

 

 

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Suicida in carcere boss fermato ieri in maxi operazione ‘Perseo’

 

Suicida in carcere boss fermato ieri in maxi operazione ‘Perseo’

 

PALERMO (Reuters) – Si è suicidato in carcere ieri notte il presunto boss Gaetano Lo Presti, fermato ieri dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo nell’ambito dell’operazione ‘Perseo’ che nella stessa giornata ha portato al fermo di un centinaio di presunti membri di Cosa Nostra, accusati di star progettando la ricostruzione della ‘Cupola’ mafiosa.

 

 

Lo hanno riferito fonti investigative e sanitarie, precisando che l’uomo, già condannato in passato per reati di stampo mafioso, è stato trovato in serata impiccato nel carcere Pagliarelli del capoluogo siciliano.

I carabinieri hanno eseguito ieri 99 fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) palermitana fra la Sicilia e la Toscana in una operazione che impegnato 1.200 militari, elicotteri e unità cinofile antidroga.

Secondo i carabinieri, i mafiosi fermati ieri erano impegnati assieme a decine di gregari a ricostruire la ‘Commissione provinciale’, attuando così il più recente progetto sostenuto dal boss latitante Matteo Messina Denaro di riportare in vita l’intera ‘Cupola’ mafiosa.

Tra i reati contestati, oltre all’associazione per delinquere di tipo mafioso, anche estorsione, traffico di armi e traffico internazionale di stupefacenti.

 

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Mafia, 100 fermi tra Sicilia e Toscana contro nuova ‘Cupola’

 

PALERMO (Reuters) – I carabinieri del Comando provinciale di Palermo stanno eseguendo in queste ore un centinaio di fermi nei confronti di membri di Cosa Nostra che progettavano di ricostituire la ‘Cupola’ mafiosa.

 

 

E’ quanto si legge in una nota dei carabinieri, che stanno eseguendo i provvedimenti di fermo su ordine della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo.

Nell’operazione ‘Perseo’, che sta interessando anche alcune province toscane, sono impegnati 1.200 militari, elicotteri e unità cinofile antidroga.

 

 

‘I carabinieri… hanno ancora in corso una storica operazione antimafia per la cattura… di 100 mafiosi appartenenti ai vertici di ‘Cosa Nostra’ palermitana impegnati, unitamente a decine di gregari, nella ricostituzione della ‘Commissione provinciale’, attuando così il più recente progetto, sostenuto dal boss latitante Matteo Messina Denaro, di riportare in vita l’intera ‘Cupola’ mafiosa’, dice la nota.

Tra i reati contestati, oltre all’associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, traffico di armi e traffico internazionale di stupefacenti.

L’operazione è il risultato di oltre nove mesi di indagini del Reparto operativo dei carabinieri di Palermo, che hanno documentato il progressivo ripristino, ‘a 15 anni dall’arresto di Totò Riina, del tradizionale modello organizzativo che vedeva appunto la ‘Commissione’ quale unico organo deputato ad assumere le più gravi ed importanti decisioni’.

Gli investigatori hanno inoltre appurato l’esistenza di una lotta interna all’organizzazione, e fornito la mappa degli attuali organigrammi di ‘Cosa Nostra’ nella provincia di Palermo.

 

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La factory del dissenso Che cosa resterà.

 

 

 

factory del dissenso

Che cosa resterà.

Di Crakowski 4 novembre 2008

Replica in ritardo

 

Gentilissimo Crakowski

Grazie per avere citato i miei FRATELLI Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte

 

Avrei voluto scrivergli prima ma sono stato impossibilitato da un infortunio e purtroppo nei prossimi giorni dovrò operarmi.

Le scrivo riguardo al caso Saviano che nei giorni scorsi ha suscitato un’enorme attenzione dal pubblico Nazionale e non, anche la scesa in campo di alcuni premio nobel.

Il ministro degli interni Roberto Maroni aveva definito giustamente che Roberto Saviano era uno dei simboli della lotta contro la Criminalità Organizzata, condivido pienamente e ammiro il coraggio di Saviano, e le affermazioni del Ministro Maroni.

Diversi politici o altri soggetti affermano che Saviano è IL SIMBOLO.

Io credo e parlo a titolo personale che Saviano rispetto ad alcuni imprenditori onesti che non si sono piegati alla Mafia è solo un dilettante, poiché c’è gente che da anni lotta come il sottoscritto contro questa( Feccia – Mafia), ho perduto due fratelli e più volte ho subito diversi tentati omicidi, ho dovuto chiudere più attività commerciali, trasferirmi in un’altra regione e da oltre 10 anni lotto da solo contro la Mafia senza nessun sostegno di alcune associazioni improvvisate né giornalistiche né premio nobel.

Come si vede ancora una volta l’imparzialità tra uno scrittore come Saviano e una famiglia d’imprenditori onesti Siciliani.

Era necessario che Saviano scrivesse questo libro per mettere in evidenzia tutto quel marciume che c’era a Napoli e dintorni?

Chiedo come mai il signor Dario Fò e tanti illustri personaggi politici e televisivi non si siano mai schierati quando è stato ucciso un imprenditore onesto ( Siciliano).

Preciso che grazie al mio orgoglio, alla mia forza e al mio coraggio sono stati portati a termine diverse operazioni antimafia.

Prima degli eventi criminosi che hanno colpito la mia famiglia ero una persona ricca, felice e fortunata.

Non ho pubblicato un libro che possa essere fatto un film, ma gestisco tre blog abbastanza seguiti che trattano di mafia & complici, non voglio mettermi in evidenza perché non ne ho bisogno però vorrei ricordare che quando Saviano iniziava a scrivere le prime righe del suo libro, il sottoscritto aveva già 10 anni di lotta contro la Mafia alle spalle, e non accetto da chissà chi definisca Saviano IL SIMBOLO, perché è uno dei tanti simboli  onesti di imprenditori, commercianti, scrittori o giornalisti che hanno il coraggio di affrontare questa piaga invisibile ma visibile a tutti che si chiama Mafia.

 

 

Angelo Vaccaro Notte

 

Che cosa resterà.

 

di Crakowski, 4 Novembre 2008

 

Non ho letto Gomorra, né conosco Saviano, né so il Saviano-Pensiero. Tantomeno posso giudicare la sua scelta di abbandonare l’Italia come giusta o non giusta. Se fossi io al suo posto direi le stesse parole, oppure no. Sono però convinto che per il libro di Saviano valga quando detto da Sciascia nel suo storico articolo I professionisti dell’antimafia:

”Io non mi faccio nemmeno l’illusione che quei miei due libri, [‘A ciascuno il suo’ e ‘Il giorno della civetta’ – ndr] siano serviti – a parte i soliti venticinque lettori di manzoniana memoria (che non era una iperbole a rovescio, dettata dal cerimoniale della modestia poiché c’è da credere che non più di venticinque buoni lettori goda, ad ogni generazione, un libro) – siano serviti ai tanti, tantissimi che l’hanno letto ad apprender loro dolorosa e in qualche modo attiva coscienza del problema: credo i più li abbiano letti, per così dire, «en touriste», allora; e non so come li leggano oggi”.

Quello che so, facendo un po’ di populismo spicciolo, è che dietro Saviano esiste la solita, purtroppo, fila di facce senza volto. Di gente che non è Saviano eppure si trova quotidianamente fianco a fianco a quella stessa persona che il giorno prima ha denunciato, a cui ha detto ”no, non pago il pizzo”. Gente che non ha neppure la possibilità di pensare ”rischio la mia vita, voglio andarmene”, gente che sa che prima o poi la scure cadrà sulla loro teste o su quelle dei propri familiari, o su entrambi.  Mi vengono in mente i nomi di Giuseppe Fava, giornalista, di Libero Grassi imprenditore e dei più sconosciuti Vincenzo Vaccaro Notte e il fratello Salvatore Vaccaro Notte, rispettivamente imprenditore e caposquadra forestale di un piccolo paesino siciliano. Tutta quella gente, insomma, che non poteva, non ha potuto o non ha voluto (mettiamo pure il beneficio del dubbio) dire ”non ce la faccio vado via”. Gente che conosceva i pericoli che correva e che sapeva che i pericoli erano lì, e potevano essere, questi pericoli, la persona che lo invitava al bar per un caffè, o la persona incontrata per caso all’angolo della strada.

Ma non è neppure questo il punto.
Ripeto, Saviano è liberissimo di pensare e di fare quello che vuole. Il punto per me è la ”carnevalata”, lo show mediatico che sposta il vero problema, la mafia/camorra/’ndrangheta/etc etc, sullo sfondo di un pessimo balletto.

D’improvviso il problema non è più la camorra ma Saviano. D’improvviso mi ritornano in mente i giorni seguenti l’arresto di Provenzano. I tg che offrirono servizi degni de ”La Fattoria”. Cronisti d’assalto che mostravano cespugli di margherite coltivate con cura dal boss; la forma di pecorino e i santini, la ricotta e la cicoria, l’immancabile primo piano del volantino elettorale confuso fra le cianfrusaglie campestri del casolare di campagna. In quei giorni pensai che tutto si era ridotto ad un grande reality show, ad un accanimento mediatico che confondeva significante e significato e svuotava, prima fa tutti, la parola ”pizzino” rendendola priva di qualsiasi significato intrinseco. Ricordo la scena della gente inferocita a Palermo all’uscita di Provenzano dalla questura (se non ricordo male) e mi chiesi ”Ma se tutto quanto era segreto, come facevano a sapere tutti che quel giorno a quella data ora Provenzano sarebbe uscito da lì?”. Per non parlare dei ritratti fatti di Provenzano come buon padre di famiglia, innamoratissimo della moglie, tenero con i figli e quant’altro. Mi sembrò tutto un convivio orgiastico sullo sfondo bucolico di qualche novella del Boccaccio.

Questo ricordo.
Questo svuotare il senso di quell’arresto proiettandolo in un ”non luogo” che rendeva le cose simili ad una telenovela. La mafia ridotta a ritratto bucolico che sembrava quasi soggiogarci al fascino della stessa.

E questo ritrovo oggi in tutto questo coro di voci su Saviano. E quasi mi ritrovo a concordare con Maroni (con Maroni!). Tutto questo reality show lo ritrovo quando i tg vanno a intervistare i ragazzi di Casal di Principe e lo ritrovo nei commenti scandalizzati alle risposte dei ragazzi. Mi chiedo, cosa avrebbero dovuto rispondere? Cosa, avanti! Io non sono un giornalista, né uno scrittore né rischio il Pulizer o il Nobel. Eppure me lo sono chiesto. Cosa potrebbe dire un ragazzo di 16/17 anni che vive in quel contesto di illegalità, dove davvero la camorra si sostituisce allo stato e gli permette, paradossalmente, il vivere quotidiano? Saviano e tutto il can can che si è creato hanno acceso le luci su quei luoghi ma, ancora una volta paradossalmente, hanno inclinato un sistema ”parastatale” che creava una sorta di legalità illegale. Non è colpa di Saviano, certamente, né di chi denuncia attraverso le parole. Se lo Stato non c’è, se non c’è mai stato, un libro non potrà mai crearlo dal nulla.

Quando i poliziotti e i militari si allontaneranno, quando le voci si spegneranno un’altra volta, domani come ieri, cosa resterà, domani come ieri, a loro se non la camorra?

 

  • Commento di Emiliano

    Se lo Stato non c’è, se non c’è mai stato, un libro non potrà mai crearlo dal nulla. Ahimè… ho la sensazione che il declino in cui è precipitata l’Italia negli ultimi dipenda proprio da questa convinzione ormai massificata. Sono invece PROPRIO i libri che creano gli stati. I libri creano quella coscienza personale che quando diventa moltitudinaria forma una rete che con il tempo diventa coscienza nazionale senza la quale non esiste uno Stato. E’ un caso che il primo bersaglio di ogni dittatura siano proprio i libri?
    Punto secondo: al libro di Saviano sono seguiti arresti a catena. Rompere il muro di omertà a costo di rischiare le chiappe in prima persona. Ti sembra poco l’insegnamento che ne può trarre un ragazzo di 16/17 anni che vive in quel contesto di illegalità, dove davvero la camorra si sostituisce allo stato? Anche perché prima di scrivere quel libro Saviano era un perfetto sconosciuto, proprio Giuseppe Fava, giornalista, Libero Grassi imprenditore e i più sconosciuti Vincenzo Vaccaro Notte e il fratello Salvatore Vaccaro Notte, o come quei ragazzi a cui lui ha offerto un modello leggermente migliore a quanto propinato ogni giorno da tv, caporioni locali e gente del cazzo varia che infesta quelle zone. Se permetti. E non mi sembra che abbia descritto quella cricca di figli di troia come buoni padri di famiglia, innamoratissimo della moglie, tenero con i figli e quant’altro. Scusami, ma questo post l’ho trovato un po’ troppo superficiale vista la metastasi che sta corrodendo dall’interno il tessuto connettivo di certe zone che a dispetto del tuo buon Maroni e della sua accolita di g.f.d.t. ancora si chiama Italia.

    4 Novembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Concordo con Emiliano.
    Il libro di Saviano io l’ho letto e non mi è piaciuto.
    L’ho trovato noioso e generalista. In me non ha creato quella reazione a catena da ”io so” pasoliniano. (nonostante la parte in cui Saviano parafrasa quello stesso ”io so”, riferendosi agli scandali legati al cemento sia la più bella e convincente dell’intero testo) Da nessuna riga ha dedotto che quel libro, Gomorra, potessse costituire un ”pericolo” per la camorra. Non ci ho trovato neanche una novità rispetto alle cose che si sapevano già.

    In più Saviano mi sta molto – MOLTO – antipatico.
    Però dico anche che se la nostra generazione fosse composta TUTTA di 28enni come lui, invece che 28enni come ME, probabilmente il mondo funzionerebbe veramente meglio. Viva i Saviano, dunque, ma abbasso – e di brutto – il Savianismo.

    Come ho già avuto modo di dire altre volte, io con la vita di Saviano faccio a cambio domani mattina, se mi dite dove devo firmare.
    [Ste]

    4 Novembre 2008

  • Commento di Crakowski

    Scusa emiliano ma non ho attaccato Saviano, nè ho detto che Saviano è stato inutile etc. Non mi permetto nè mi arrogo il diritto di giudicare le scelte di una persona, sopratutto di una persona in quella situazione.

    Ho soltanto detto che il tutto, scade poi in una sorta di carnevalata, condite con firme di premi Nobel etc etc. Ora appunto non se ne parla più, quattro firme e tutti salvi.

    Quando mi riferivo a ”buon padre di famiglia…” mi riferivo ad alcuni ritratti che hanno fatto da Provenzano dopo la sua cattura, non a qualche passo del libro di Saviano, che non ho letto e mai leggerò.

    Ora che il libro di Saviano sia stato letto proprio da quella gente che dovrebbe prenderlo a spunto per cambiare, non credo proprio. Per me vale e continuetà a valere quando detto da Sciascia, c’è poco da fare.

    Prima di Saviano ci son stati tantissimi altri libri e qualcosa è cambiato, ma che il libro di Saviano possa cambiare tutto è una visione superficiale, questa si. Si scade nel Savianismo come ha detto Stefano.

    Ci sono ragazzi che si fanno il culo qui in provincia da me e sai come finisce?
    Sequestrano i beni alla mafia, si creano associazioni, piccole aziende agricole per sfruttare le terre confiscate etc etc…bene andiamo a vedere poi chi sotto sotto dà la manodopera da usare in quelle aziende agricole, oppure chi ci mette le mani nella gestione.

    Se chiedi qui nel mio paese ”ma esiste la mafia?” Sai che ti rispondono? ”No, qui mafia non ne abbiamo, semplicemente se qualcuno ti chiede un favore tu è giusto che lo fai”. Non parlo di cose eclatanti o stile il Padrino.
    E’ una cosa endemica e credimi al 90% delle persone va bene così, Saviano o non Saviano purtroppo.

    5 Novembre 2008

  • Commento di Crakowski

    Volevo aggiungere che i Fratelli Vaccaro Notte si rifiutarono di scendere a patti con la cosca mafiosa locale (soldi sudati in germania, tornano e aprono un’agenzia di pompe funebri, attività in mano alla cosca del paese). Ora se un evento come questo, come tanti altri che succedono non intacca le coscienze, non lo farà mai un libro. C’è gente onestissima, che non ha mai avuto a che fare con la mafia che vive del suo sudato lavoro che ti risponde dinanzi a questi fatti ”beh, dovevano farsi i cavoli loro”.
    E’ questa la mentalità, anche nella persona più onesta la ritrovi ma qui al Sud vogliamo negarlo.

    5 Novembre 2008

  • Commento di Emiliano

    Credo di aver capito il senso del tuo intervento, Crakowski, e in parte sono d’accordo. Soprattutto con la parte in cui affermi l’informazione essere diventata una sorta di carnevalata che si fissa su particolari a volte voyeuristici o morbosi, svuotando di significato perfino eventi storici come l’arresto di Provenzano. Però non condivido affatto il senso di arrendevole pessimismo che trasuda dal tuo post. Io sono convinto che un libro possa intaccare le coscienze. Anzi, possa addirittura formarle. Un libro può fungere da apripista per un secondo libro, un terzo, magari un approfondimento televisivo, un dibattito pubblico. Rompere la guaina di omertà. La nostra discussione è già sintomo di un sassolino che rotolando può (potrebbe) diventare valanga. E’ poco? E’ l’unica arma che abbiamo, teniamocela stretta. Se la disprezziamo con fare snobbistico la sconfitta diventa inesorabile. Ci sarà un rapporto causa-effetto nel fatto che siamo il paese europeo in cui si legge meno e abbiamo Berlusconi al governo, Dell’Utri che si permette di pontificare su P2 e antimafia e una tv che trasmette un programma condotto da Gelli? Ci dovrà pur essere un nesso tra la fauna spesso in maggioranza trogloditica di certe zone d’Italia dove l’unica legge è quella del più forte e dove la furbizia è sinonimo d’intelligenza, con la pressoché totale assenza di librerie? NON SOTTOVALUTARE MAI LA POTENZA DEI LIBRI. Sono l’ultimo balurdo di libertà che abbiamo. Nei libri c’è la nostra libertà, dai libri nasce e si amplia il nostro pensiero. Grazie ai libri impariamo a conoscere noi stessi e il mondo che ci circonda. Capire se ci piace e scoprire i mezzi per provare a cambiarlo. Sono l’unico mezzo che abbiamo per imparare a riempirci la panza senza togliere le polpette dal piatto del vicino. Senza libri c’è la giungla, c’è il deserto catodico, il piattume massificato. C’è berlusconi e il berlusconismo, la De Filippi e il tronismo, un popolo che non legge è un èpopolo che non pensa con la testa propria. E un popolo che nojn pensa è un popolo assoggettato ai poteri forti, un popolo capace di dire solo ”sissignore, signorsì signore”. Ci stiamo avvicinando a grandi falcate ma c’è ancora molta gente che resiste e va avanti per la sua strada. E normalmente è gente che legge molto. Senza entrare nel merito del libro, teniamoci stretto Saviano, pur con il suo inevitabile codazzo in odor di televendita. Speriamo che domani ci sia un altro Saviano, e un altro, e un altro ancora. E forse, lentamente, riusciremo a cambiare l’Italia; o almeno ad arginare questa insopportabile e ripugnante deriva…

    5 Novembre 2008

  • Commento di Enrico Natoli

    Io credo che il ”pessimismo” che traspare dalle parole dell’articolo sia purtroppo motivato.
    Fateci caso: se l’articolo fosse stato scritto sulle scelte di Spalletti contro la Juve, sarebbero fioccati i commenti.

    Di fronte al tema camorra, i commenti si contano sulle dita di una mano. Mi è capitato spesso, in altri blog, di riscontrare lo stesso effetto. E’ un paese cieco di fronte al suo Problema con la P maiuscola: quello dell’esistenza delle mafie.

    Chi vive in territori dove comanda ”la legge del favore”, se non vogliamo chiamarle mafie, non ha troppi motivi per essere entusiasta. Perché credo che Cracowski abbia ragione da vendere su due punti:
    1) che di Saviano, in tutti i campi della società, ne esistano centinaia, ma che di queste centinaia si preferisca prenderne uno ogni tanto e farlo diventare fenomeno mediatico. Buono per stare nelle hitparade di vendita in Italia, ma anche all’estero. La cosa che mi ha sempre infastidito di ”Gomorra” è la frase in copertina che recita ”E’ nato uno scrittore”, come se nel libro si parlasse di Salinger e del giovane Holden;
    2) che chi gestisce l’antimafia – e dunque patrimoni dei boss, beni confiscati e compagnia bella – non sia sempre così trasparente come la patente che gli si dà a livello collettivo indurrebbe a credere.

    In più, aggiungo io, incredibilmente fa più notizia che – mettiamo – un imprenditore venga ucciso, piuttosto che quando l’imprenditore con la sua denuncia manda in galera i mafiosi.

    Però alla fine concordo con Emiliano: non abbiamo altra scelta che obbligarci ad essere, se non ottimisti, almeno testardi. Chi ha contezza di questo problema ne parli, ne parli, ne parli fino a che, forse, la mentalità di un popolo cambierà. Non so quando e non so come, onestamente, ma forse a qualcosa servirà.

    ps: altrettanto onestamente, credo che Sciascia avrebbe fatto meglio a scrivere quell’articolo in modo diverso.

    6 Novembre 2008

  • Commento di Emiliano

    Con il commento di Enrico Natoli la sovrastruttura inizia a sgretolarsi e ci si avvicina alla ”struttura” del problema: il mercato che tutto confonde e fagocita. Per cui pur di ”vendere” una notizia i mezzi di informazione si dedicano a particolari di facile presa piuttosto che concentrarsi su elementi che permettano una comprensione in verticale del problema. Per cui tra le centinaia di Saviano ne viene scelto uno e trasformato in evento mediatico. Per cui la copertina di Gomorra riporta ”è nato un grande scrittore”. Deontologicamente demente il primo ”per cui”, assai discutibile il secondo, tutto sommato comprensibile il terzo: il giornalismo non dovrebbe (NON DEVE) essere marketing della notizia, ma una casa editrice deve vendere e quindi promuovere come meglio può un suo prodotto. Il mercato, dunque. Un mezzo che sa e può essere diabolico ma che altresì offre vasti spazi in cui muoversi e diverse possibilità di penetrazione. Sta a noi decidere l’approccio con cui affrontarlo, decidere se piegarlo esclusivamente a un interesse commerciale o se creare un interesse commerciale per diffondere una nostra idea, qualsiasi essa sia. Nel caso dell’attuale discussione l’idea di base consiste nella denuncia di una radicata illegalità finalizzata (la denuncia) alla costruzione di un Paese migliore. Questa la ”struttura” su cui inevitabilmente si innesta quanto osservato da Crakowski. Inevitabilmente: è il mercato baby. Ma è un buon uso del mercato, credo. Ecco: non ci si soffermi solo sull’apparenza, cerchiamo di scavare e capire cosa c’è sotto quella patina di entusiasmo ipocrita. Spesso il nulla di chi spaccia telefonini ultima generazione facendoli passare per oggetti che rendono felice l’uomo. A volte spunti di approfondimento imprescindibili per, in ultima analisi, avvicinarsi alla comprensione. Di cosa siamo e di cos’è quanto ci circonda. Purtroppo non abbiamo molta scelta se non fare come conclude Enrico: l’obbligo di essere testardi nella nostra quotidianità.

    6 Novembre 2008

  • Commento di piapalmira

    cosa resterà dopo il libro di saviano non lo so. cosa resta di questo tuo post invece lo so benissimo: niente.

    6 Novembre 2008

  • Commento di Rab

    Certo che è semplice proporsi di fare a cambio con la vita di Saviano, mentre si è a casa propria, al caldo, e quando l’unico problema a cui pensare è se domani piove o fa bello, se qualcuno romperà le palle al lavoro o meno. Ma forse l’ottica cambia, quando il problema diventa vivere o morire, quando le proprie libertà sono limitate, quando devi fronteggiare l’odio degli altri. Bisogna trovare la forza di accollarsi degli atti di coraggio, prima di parlare a vanvera. Nel caso contrario, meglio tacere e portare rispetto per chi quel coraggio l’ha ampiamente dimostrato.

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    NDrangheta Arrestato il latitante Giuseppe De Stefano

    Arrestato il latitante Giuseppe De Stefano. Maroni ribadisce: la lotta alla mafia e a tutte le forme di criminalità organizzata è una priorità del Governo

     

    Il ministro dell’Interno, in viaggio per New York, si è complimentato con le Forze dell’ordine. Dichiarazioni di stima e gratitudine dal sottosegretario Mantovano



    Ricercato dal 2003 per associazione di tipo mafioso, spaccio di sostanze stupefacenti ed altri reati, Giuseppe De Stefano doveva scontare una pena residua di 10 anni. È quanto risulta dalla scheda del criminale inserita dalla Polizia di Stato tra i latitanti più pericolosi che fanno parte del ‘Programma speciale di ricerca’.
    Giuseppe De Stefano è stato arrestato dalla Polizia questa mattina all’alba, in un appartamento di Reggio Calabria dove si trovava insieme alla moglie e ai figli.
    Era il capo dell’omonima cosca della ‘ndrangheta calabrese, già capeggiata dal padre Paolo fino all’agguato del 1985 quando venne assassinato scatenando una sanguinosa guerra tra cosche.

    Il ministro Maroni,
    in viaggio per gli Stati Uniti dove incontrerà i vertici del Federal Bureau of Investigation (FBI) e del Dipartimento di Polizia di New York (NYPD), ha espresso al capo della Polizia Antonio Manganelli il suo compiacimento per l’operazione che, ha detto, va sempre più verso il palese sradicamento di ogni forma di associazione criminale.
    Nell’apprezzare il lavoro svolto dalla Polizia e dalle forze dell’ordine, il Ministro ha ribadito che la lotta alla mafia e a tutte le forme di criminalità organizzata è ritenuta una priorità dal Governo, impegnato anche nel colpire le ricchezze economiche accumulate dalle associazioni criminali.

    Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha espresso stima e gratitudine al capo della Polizia e al Questore di Reggio Calabria Santi Giuffre’ osservando come il sacrificio delle forze dell’ordine e un quadro normativo più incisivo continuino a far registrare successi nella lotta contro tutte le mafie.

     

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    MAFIA GLI AFFARI DEI BOSS NEL TRAPANESE, ARRESTI E SEQUESTRI

     

     

    GLI AFFARI DEI BOSS NEL TRAPANESE, ARRESTI E SEQUESTRI

     

    TRAPANI – Le imprese e gli affari illegali dei boss trapanesi emergono da una inchiesta della polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Trapani che hanno eseguito nove ordini di custodia cautelare. Il provvedimento è del gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, che ha anche ordinato il sequestro di otto società il cui valore ammonta a complessivi 30 milioni di euro. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato, e dai sostituti Paolo Guido e Andrea Tarondo, mette in evidenza gli affari delle cosche mafiose trapanesi e i loro collegamenti con la politica. Inoltre, le intercettazioni rivelano come dal carcere i mafiosi riuscivano a inviare all’esterno ordini e direttive per pilotare appalti pubblici o contattare politici. Gli indagati sono accusati a vario titolo di trasferimento fraudolento di valori, per avere pianificato l’attribuzione fittizia, a diversi imprenditori prestanome, della titolarità delle quote di numerose società per eludere le disposizioni di legge sulle misure di prevenzione, e di tentata truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti pubblici. Tutti aggravati dall’avere avvantaggiato la mafia.

     



    C’é anche il vice sindaco di Valderice, Francesco Maggio, tra i destinatari dei nove ordini di custodia cautelare emessi dalla Procura di Palermo nell’ambito dell’operazione ‘Cosa nostra resort’ condotta dalla squadra mobile e dalla Guardia di finanza di Trapani. Dall’inchiesta emerge che le cosche mafiose trapanesi erano riuscite, attraverso prestanome, a mettere le mani sui finanziamenti pubblici della Provincia di Trapani e della Regione siciliana per la realizzazione del resort ‘Residence Xiare Srl’. Uno dei provvedimenti è stato notificato in carcere all’imprenditore Tommaso Coppola, che avrebbe ordinato dal carcere le variazioni di intestazione dei beni per evitarne il sequestro e avrebbe indicato i politici da contattare per ottenere ‘favori’. L’imprenditore è ritenuto vicino al capomafia latitante Matteo Messina Denaro. Gli investigatori hanno accertato che Coppola, con la complicità di consulenti, come Francesco Mineo (anche lui arrestato stamani), ha occultato i propri beni, tentando di condizionare settori politici e istituzionali, al livello locale, regionale e nazionale, su strategie imprenditoriali.

    Il sindaco di Valderice (Tp), Camillo Iovino, ha revocato le deleghe di assessore allo sviluppo economico e vicesindaco a Francesco Paolo Maggio, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia ‘Cosa nostra resort’. Le contestazioni mosse a Maggio, si legge in una nota del Comune, ‘non sono riconducibili ad attività della giunta del Comune di Valderice’. Iovino ha nominato vicesindaco l’assessore Giuseppe Navetta.

     

     

    Camorra: blitz dei Cc, diciannove arresti nel Napoletano

     

     

    Ritenuti affiliati a clan Di Domenico legato a clan dei Moccia

    (ANSA) – NAPOLI, 10 DIC – Blitz dei carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli): arrestati 19 soggetti ritenuti affiliati al clan Di Domenico. Il clan, operante nell’agro nolano e’ legato al piu’ potente clan dei Moccia di Afragola (Napoli).Ai 19 e’ stata notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo camorristico finalizzato al traffico di droga, detenzioni di armi ed altro.Il clan si a quello dei noti latitanti fratelli Russo egemone nel Nolano.

     

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    NDrangheta Omicidio Fortugno, pm chiedono 4 ergastoli

     

     

     

    In aula anche la vedova. Il processo continuerà l’11 dicembre

    Omicidio Fortugno, pm chiedono 4 ergastoli


    La richiesta della massima pena nei confronti di Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino. Il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri nel 2005

     

    Reggio Calabria, 9 dic. (Adnkronos) – E’ terminata questo pomeriggio la requisitoria dei pm Mario Andrigo e Marco Colamonici della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nel processo contro mandanti ed esecutori dell’omicidio di Francesco Fortugno (nella foto), vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri il 16 ottobre 2005. I magistrati hanno chiesto alla Corte d’Assise l’emissione di una sentenza a quattro ergastoli nei confronti di Alessandro e Giuseppe Marcianò, considerati mandanti dell’omicidio, Salvatore Ritorto, che sarebbe stato esecutore materiale, e Domenico Audino, ritenuto il canale di collegamento con la cosca Cordì.

    Le altre richieste con l’accusa di associazione mafiosa sono 16 anni di reclusione per Vincenzo Cordì, capo della cosca ionica reggina, 12 anni per Carmelo D’Essì, 8 anni per Antonio D’Essì, 3 anni e 7 mesi per Antonio Scali.

    Alla requisitoria ha assistito anche il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone che al termine dell’udienza ha chiesto la trasmissione dei verbali per procedere contro alcuni testimoni che avrebbero fornito una falsa testimonianza allo scopo di scagionare gli imputati.

    In aula anche la vedova di Francesco Fortugno, Maria Grazia Laganà, parlamentare del Partito democratico. Il processo continuerà l’11 dicembre con la parola agli avvocati delle parti civili e successivamente parleranno gli avvocati difensori per le arringhe secondo il calendario stabilito fino alla fine del mese. La sentenza potrebbe essere emessa nei primi giorni di gennaio.

     

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    ‘Italiaoggi’ boccia il Sud ed Agrigento

     

     

    ROMA – La Toscana, il Trentino Alto Adige, l’Emilia Romagna ed in generale il Centro Nord: sono le regioni dove di vive meglio, secondo il ‘Rapporto 2008 sulla qualità della vita’, che sarà pubblicato domani da ‘Italiaoggi’ e di cui è stata data un’anticipazione.

    È Siena, in particolare, la numero uno, quella in cui si sta meglio. Per servizi, lavoro, ambiente, sicurezza, mancanza di disagio sociale, popolazione, tempo libero e tenore di vita. Maglia ‘nera’ alla provincia di Agrigento, che nella classifica è all’ultimo posto, preceduta da Enna e Napoli. Ma è tutto il Sud ad uscire con punteggi bassissimi con le prime province, Campobasso e Bari, che si trovano al 41/mo e 48/mo posto.

    Si vive bene anche a Trento e Bolzano (rispettivamente seconda e terza), mentre nel Nord Ovest la situazione è peggiorata: Milano e Torino, ad esempio, hanno perso alcune posizioni in classifica rispetto al 2007. In netto miglioramento Roma, che è salita al 29/mo posto, dal 58/mo del 2007.  Migliorata anche la situazione di Isernia, maglia ‘nera’ 2007, risalita di 24 posizioni.

    In generale, però, la qualità della vita è peggiorata: in 55 province su 103, è risultata scarsa o insufficiente, il peggior  risultato degli ultimi sei anni.
    CRIMINALITA’ – È Bologna la provincia meno sicura, agli antipodi c’è invece Matera. Genova conta il maggior numero di borseggi, Modena e Savona il maggior numero di furti d’auto e in appartamento. A Napoli si concentrano le rapine, a Isernia le truffe, a Crotone gli omicidi, a Bologna le violenze sessuali su maggiori di 14 anni a Rimini su minori di 14 anni.
    DISAGIO SOCIALE – È una piaga che colpisce in primo luogo le province di Avellino, Caserta e Trapani. Trieste e Gorizia sono invece i territori in cui il problema si sente meno. Gli infortuni sul lavoro capitano soprattutto a Rimini, i suicidi o tentativi di suicidio si concentrano a Vercelli e Trieste. Il più alto tasso di disoccupazione si registra a Palermo, il più alto numero di minori denunciati a Messina.
    SERVIZI – La provincia di Aosta è quella che ne offre di più ai cittadini. Fanalino di coda Prato. Siracusa è la provincia che mette a disposizione più insegnanti, Grosseto più medici ospedalieri, Crotone più posti letto nei centri di cura.
    TEMPO LIBERO – In cima alla classifica c’è Firenze, che è la provincia che conta anche il maggior numero di associazioni. Ancona è al primo posto per l’offerta di palestre, Sondrio per le sale cinematografiche, Parma per le librerie.
    TENORE DI VITA – Il più alto è a Milano (qui le pensioni medie sono le più alte di Italia, come anche i depositi bancari pro capite), il più basso ad Agrigento. Il prezzo al metro quadro per gli appartamenti si registra a Napoli. Le spese più alte per i consumi si registrano a Belluno.
    LAVORO – La disoccupazione si fa sentire soprattutto ad Agrigento; i fallimenti di imprese sono più frequenti a La Spezia. Parma brilla per il suo tasso di occupazione (72,4%). Grosseto conta il maggior numero di imprese registrate.

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    Mafia, arrestati 5 imprenditori ‘vicini’ a Falsone

     

    Mafia, arrestati 5 imprenditori ‘vicini’ a Falsone

     

     

     

    Sono cinque gli arresti compiuti questa notte su richiesta della Dda di Palermo, nell’ambito dell’operazione denominata ‘Agorà’ che ha interessato il territorio di Favara e Canicattì. Le persone colpite dai provvedimenti sono sei, di cui uno già in carcere.

    Si tratta degli imprenditori di Canicattì Luigi Messana, 50 anni, Angelo Di Bella, 54 anni, e Vincenzo Leone, 38 anni. A Favara, invece, sono stati arrestati Calogero Costanza, 25 anni, e Gerlando Monreale, 42 anni. Il sesto provvedimento, notificato in carcere, è stato emesso per Calogero Di Caro, 62 anni, già capo mafia di Canicattì e adesso recluso a Cuneo.

    Le indagini, durate diversi anni, hanno interessato la costruzione del centro commerciale ‘Le Vigne’ di Castrofilippo. Secondo gli inquirenti, infatti, l’opera è stata oggetto di interessi di Cosa Nostra. La realizzazione della struttura, inoltre, è stata effettuata attraverso l’ausilio di imprese riconducibili al latitante Giuseppe Falsone, capomafia di Agrigento.

    Durante l’operazione, inoltre, sono stati sequestrati beni per diverse centinaia di migliaia di euro. Secondo quanto si è appreso l’operazione è stata anticipata in quanto una delle persone coinvolte nell’inchiesta stava progettando la fuga.

    I provvedimenti sono stati firmati dal gip di Palermo, Gioacchino Scaduto, su richiesta dei pm della Dda Gianfranco Scarfo’, Ferdinando Asaro e Sara Micucci.

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