MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - Palermo: operazione antimafia.
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

Palermo: operazione antimafia.

 

 

 

 

OPERAZIONE SICANIA 2

Mafia - Omicidi nell'Agrigentino, 10 arresti

 

 


CATANIA - I carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno eseguito dieci provvedimenti di custodia cautelare emesse dal Gip di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. L'operazione è stata denominata "Sicania 2" e ha colpito le cosche mafiose operanti a Santa Elisabetta, Raffadali, Sant'Angelo Muxaro, Racalmuto e Grotte. Ai 10 indagati sono contestati, a vario titolo, oltre che l'associazione mafiosa anche cinque omicidi, due tentati omicidi, porto e detenzione di armi da fuoco. Gli arresti sono stati eseguiti ad Agrigento, Santa Elisabetta e Raffadali, ma anche a Fontanellato (Parma), Palermo, Cuneo, L'Aquila e Benevento.

12/07/2007

10:32 AM - Thursday 12 July 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Duplice omicidio Vaccaro Notte. Chiesta la condanna degli imputati

Agrigentoweb NEWS

06 / 07 / 2007 - 22.17.24

 

CRONACA
Duplice omicidio Vaccaro Notte. Chiesta la condanna degli imputati

L'Abate  Calogero                  Iacono  Stefano

 

 

Innanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Sergio Ziino, ha concluso la requisitoria il pubblico ministero della Dda di Palermo, Costantino De Robbio, nell’ambito del processo abbreviato contro 3 agrigentini. In particolare, De Robbio ha chiesto 12 anni di reclusione a carico del pentito di Sant’Angelo Muxaro, Giuseppe Vaccaro, accusato di mafia e del duplice omicidio dei fratelli di Sant’Angelo Muxaro Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte. 10 anni per Stefano Iacono, imputato di associazione mafiosa, e 3 per Calogero L'Abate, di Porto Empedocle, accusato di detenzione di armi.

 

 

(A.Ruoppolo)

10:20 AM - Saturday 7 July 2007 - commenti {3} - Invia un commento

Da Di Gati accuse a Montalbano

Agrigentoweb NEWS

02 / 07 / 2006 - 13.24.38

 

CRONACA


Da Di Gati accuse a Montalbano

Il pentito Maurizio Di Gati depone in Corte d’ Appello al processo contro l’imprenditore Giuseppe Montalbano.

 

 

 (A.Ruoppolo)
La fonte di Maurizio Di Gati e’ ancora Leo Sutera, 57 anni, capomafia di Sambuca di Sicilia, inteso ‘’ u professuri ‘’ perche’ insegnante di Fisica all’ Istituto tecnico industriale di Palermo. Poi il blitz Cupola del 14 luglio del 2002, l’arresto, il processo e la condanna, 7 anni di reclusione. Il padre, Leonardo, salvo’ la vita a Bernardo Provenzano quando a Santa Margherita Belice tentarono di ucciderlo. Provenzano, latitante a Sambuca, si salvo’ e poi, invece, fu ucciso Leonardo. Maurizio Di Gati non ha mai conosciuto e non ha mai incontrato Giuseppe Montalbano. A parlare all’ex boss di Racalmuto dell’imprenditore di 72 anni, originario di Santa Margherita Belice, e’ stato Leo Sutera il quale avrebbe presentato Montalbano come uomo d’onore riservato, conosciuto solo ai Capi di Cosa nostra. La Corte d’Appello di Palermo e’ in trasferta a Milano per ascoltare il pentito. Montalbano e’ presente in Aula insieme ai suoi avvocati difensori. Assente invece l’ altro imputato, l’ex Capo della Sorveglianza di Torre Macauda, Antonio Fauci, 43 anni, gia’ assolto in primo grado. Due sono le dichiarazioni che avrebbero indotto Di Gati in errore: un interessamento di Montalbano alle Terme di Sciacca che pero’ non sono state mai gestite da privati, e poi il nome dell’albergo di Montalbano, anziche’ Torre Macauda ‘’Sciacca Terme ‘’ - ha detto Maurizio Di Gati. Il Tribunale di Sciacca, il 23 febbraio del 2004, ha condannato Giuseppe Montalbano a 7 anni e 6 mesi di carcere. Il 10 giugno del 2005 la Direzione distrettuale antimafia di Palermo gli ha restituito i beni sequestrati. Un patrimonio stimato in 250 miliardi delle vecchie lire, comprese le quote di Torre Macauda. La Procura di Palermo ha confermato invece la confisca della villa di via Bernini, dove fino al 15 gennaio del 93 ha abitato Toto’ Riina. Maurizio Di Gati ha ricostruito anche la famiglia mafiosa di Sciacca. ‘’ Dopo l’arresto di Salvatore Di Gangi, sorpreso il 29 gennaio del 99 in un appartamento di piazza Politeama a Palermo, al vertice del mandamento e’ stato eletto Carmelo Bono, che adesso ha 83 anni e che il 14 luglio del 2002 evito’ l’arresto perche’ non partecipo’ al summit a Santa Margherita Belice, a casa di Salvatore La Sala. Il 9 settembre del 2003 Carmelo Bono e’ stato invece arrestato nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta Itaca, e adesso sconta una condanna a 6 anni di carcere.

10:39 PM - Monday 2 July 2007 - commenti {1} - Invia un commento

 

Condannate le pedine di “Scacco al Re”

Agrigentoweb NEWS

26 / 06 / 2007 - 13.22.11

 

CRONACA
Condannate le pedine di “Scacco al Re”

Il Tribunale di Palermo infligge 59 anni e 8 mesi di carcere ai favoreggiatori di Provenzano. Sono i familiari e gli amici in movimento a Montagna dei Cavalli.

 

 

 
Sono stati gli ultimi favoreggiatori di Bernardo Provenzano. La rete dei fiancheggiatori, tra familiari e amici fidati, che ha servito il Capo fino al giorno dell’arresto. Le pedine in movimento, seguite dalla Polizia lungo la scacchiera di Corleone, fino allo Scacco al Re. Adesso sono stati processati e condannati. Il Giudice per le Udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Riccardo Corleo, ha inflitto 59 anni e 8 mesi di carcere. Le accuse, sostenute in Aula dai pubblici ministeri della Dda, Michele Prestipino e Marzia Sabella, sono state favoreggiamento ed associazione mafiosa. Lui, Carmelo Gariffo, e’ il nipote di Provenzano. Ha subito la condanna piu’ pesante, 10 anni e 8 mesi. A Lui, Francesco Grizzafi, nipote di Toto’ Riina, sono stati inflitti 10 anni di carcere, cosi’ come a lui,Giuseppe Lo Bue, altro nipote di Provenzano. Giuseppe Lo Bue e’ intercettato mentre parla a telefono con la moglie, che e’ turbata, preoccupata. La donna teme che il marito sia arrestato. Lui la tranquillizza, ‘’ anche se mi arrestano io sono sempre vicino a voi, non vi manchera' niente ‘’….. Ecco la casa di Carmelo Gariffo a Corleone, ed ecco un’altra intercettazione, Gariffo che incontra Giuseppe Lo Bue. Poi, ancora il processo: lui e’ Calogero Lo Bue, e’ il padre di Giuseppe, questa e’ casa sua a Corleone. Calogero Lo Bue e’ stato condannato a 8 anni, cosi’ come Bernardo Riina, eccolo, altro terminale dei sacchetti diretti a Provenzano, e cosi’ come Liborio Spatafora, 57 anni, un imprenditore agricolo di Corleone, arrestato insieme a Grizzafi il 10 agosto scorso e fratello di Salvatore Spatafora , il medico sospettato di avere curato Provenzano durante gli ultimi anni della latitanza. Infine, e’ stato condannato a 5 anni Giovanni Marino, il proprietario del casolare di contrada Montagna dei Cavalli.

 

( A. Ruoppolo )

02:38 PM - Tuesday 26 June 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Operazione "Gotha". Chiesti 604 anni di carcere

Agrigentoweb NEWS

 

 

 

25 / 06 / 2007 - 16.22.08

 

CRONACA
Operazione "Gotha". Chiesti 604 anni di carcere

Maxi inchiesta antimafia ‘’Gotha’’. La Dda di Palermo chiede 604 anni di carcere per 44 imputati.

 

 

 La condanna a complessivi 604 anni di carcere è stata chiesta dai magistrati della Dda di Palermo Maurizio De Lucia, Michele Prestipino e Roberta Buzzolani nei confronti di 44 tra boss e gregari della famiglie mafiose palermitane, accusati di associazione mafiosa ed estorsione. Il procedimento si celebra con il rito abbreviato davanti al gup Piergiorgio Morosini. I pm hanno invece chiesto il proscioglimento di 14 commercianti cinesi imputati di favoreggiamento. Secondo la prima tesi accusatoria, non ammettendo di avere subito richieste estorsive, pur avendo, però, denunciato episodi di danneggiamento, avrebbero avvantaggiato le cosche. All'esito della requisitoria, però, i magistrati hanno sostenuto che non ci sarebbe la prova che i commercianti abbiano voluto favorire i boss in quanto avrebbero potuto non collegare i danneggiamenti con le pressioni delle cosche. Il procedimento è una tranche dell'inchiesta denominata "Gotha" che il 20 giugno del 2006 portò al fermo di 52 persone, fra cui i capi e i sottocapi di tutte le famiglie mafiose della città. Le pene più alte sono state chieste per Antonino Rotolo (20 anni) e Pietro Badagliacca, Antonino Pipitone, Rosario Inzerillo (18 anni). Diciassette anni sono stati chiesti per Giuseppe Savoca e Gaetano Sansone. Sedici anni la pena sollecitata per il latitante Gianni Nicchi. L'inchiesta si basa in gran parte sulle intercettazioni ambientali effettuate in un capannone in lamiera, un box di viale Michelangelo di proprieta’ di Nino Rotolo, in cui si svolgevano gli incontri fra i capi delle famiglie mafiose di Palermo. In seguito a quanto è emerso dalle registrazioni delle conversazioni fra i boss effettuate dalla polizia, la procura ordinò i fermi per scongiurare il rischio di una nuova guerra tra le cosche. L'indagine fece scoprire che Nino Rotolo, capomafia e sicario dei corleonesi, con una serie di condanne definitive per omicidio, e posto ai domiciliari per motivi di salute, progettava la riapertura della stagione di sangue per liberarsi di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, entrambi latitanti, che sponsorizzavano il ritorno di alcuni esponenti della famiglia Inzerillo, ala perdente di Cosa nostra nella guerra di mafia degli anni Ottanta, alcuni dei quali si sono trasferiti negli Stati uniti. Un'altra tranche del processo si celebra col rito ordinario davanti al tribunale. La prossima udienza è fissata per il 18 ottobre. Tra gli imputati vi è l'ex deputato regionale di FI Giovanni Mercadante accusato di mafia e vi era anche il capomafia Nicolò Ingarao, boss di Porta Nuova, ucciso il 13 giugno scorso a a Palermo.

 

 (A.Ruoppolo)

08:37 PM - Monday 25 June 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Grasso lancia un appello ai latitanti

Agrigentoweb NEWS

25 / 06 / 2007 - 13.57.43

 

CRONACA
Grasso lancia un appello ai latitanti

L’omicidio Ingarao a Palermo e la guerra di mafia. Appello di Piero Grasso ai latitanti a rischio. Implicito il riferimento a Gianni Nicchi, braccio armato di Rotolo.

 

 

 

 (A.Ruoppolo)
‘’Penso che ci sia qualcuno, adesso latitante, che corre dei pericoli. Noi ci siamo‘’. Sono parole di Piero Grasso. Significa, ‘’se sei in piazza, nel mirino della pistola, puoi sempre entrare dentro e rifugiarti ‘’. Il Procuratore nazionale antimafia, forse, intende scongiurare la guerra di mafia, la reazione violenta all’omicidio di Nicolo’ Ingarao, il Capo del Mandamento di Porta nuova ucciso il 13 giugno. Piero Grasso rilancia: ‘’ lo Stato naturalmente offre possibilita’ a chi corre rischi come quello della vita ‘’. Sembra ma non lo e’ un invito a collaborare, anche se il Procuratore precisa: ‘’ sono stato sempre disponibile quando vi e’ stata anche la minima volonta’ di collaborazione. Si’, lo capisco, e’ un trauma. Come se io – ecco l’ esempio di Grasso – da domani passassi dalla parte della mafia. Per loro, passare dalla parte dello Stato provoca le stessa difficolta’ ‘’. Alla domanda se il Procuratore si riferisce al latitante Gianni Nicchi, Grasso risponde: "non faccio nomi, chi deve saperlo lo sa". Nicchi sarebbe il braccio armato di Nino Rotolo, istruito dentro il box di viale Michelangelo, mentre le microspie ascoltano. ‘’ Spara 2, 3 colpi, da lontano ‘’
Gianni Nicchi, anche se ha soli 25 anni, gode di una straordinaria considerazione. Il pentito Francesco Campanella se lo ricorda perche’ un giorno glielo porto’ in banca Nicola Mandala’, capomafia di Villabate. ‘’ Lo trattava con grandissima deferenza – racconta Campanella, e Mandala’ gli diceva : ‘’ tu non sai chi e’ quello, anche se lo chiamano u picciutteddu’’. Poi ancora, Nino Rotolo, intercettato mentre parla con altre persone: ‘’Gianni e’ mio figlioccio, per me e’ come se fosse figlio mio. Da oggi in poi sappi che quando parli con lui e’ come se parlassi con me. E’ la stessa cosa ‘’.
Gianni Nicchi e’ ricercato dal 20 giugno del 2006, il giorno dell’ operazione Gotha. Anche lui, come Ingarao, e’ stato sempre fedelissimo di Rotolo, intercettato mentre dichiara guerra a Salvatore Lo Piccolo. Adesso Gianni Nicchi o ha cambiato filosofia, quella del potere che si difende con le armi, oppure e’ a rischio.

08:35 PM - Monday 25 June 2007 - commenti {0} - Invia un commento

 

 

Palermo: operazione antimafia. Notificate 9 ordinanze

Agrigentoweb NEWS

23 / 06 / 2007 - 11.29.24

 

CRONACA
Palermo: operazione antimafia. Notificate 9 ordinanze

Brillante operazione dei Carabinieri e della Procura di Palermo. ‘’ Progetti di omicidi contro ladri senza permesso ‘’. 9 arresti. Le intercettazioni tra i clan

 

 

 (A.Ruoppolo)
Le telefonate sono galeotte. I Carabinieri registrano e ascoltano. Loro, gli arrestati, avrebbero progettato omicidi. Contro i cani sciolti, ladri, ‘’ ladruncoli alla giornata ‘’, come Toto’ Riina ha definito durante un processo il pentito Gaspare Mutolo. Loro non sanno che sono intercettati e parlano: ‘’ il problema dei ladri c’e’ stato sempre, non solo qui’, in tutte le parti. E poi con l’indulto che hanno dato, siamo rovinati. A Palermo c’ e’ una situazione, farmacie, supermercati, che non dormono tranquilli. Ma che fa scherziamo ‘’. I due a telefono sono Giuseppe Libreri, 59 anni, indicato come Capo Mandamento di Caccamo, e Giuseppe Bisesi, 31 anni, presunto capo della famiglia di Termini Imerese. Sono turbati, infastiditi. Imperversano, dilagano i furti, senza controllo. La polizza assicurativa di Cosa nostra per la protezione e’ a rischio. Dopo l'indulto i piccoli pregiudicati sono usciti dal carcere. Le attivita’ commerciali sono bersagliate. E’ emergenza microcriminalita’. Il rimedio? Gli omicidi. Altre intercettazioni. Parlano sempre Bisesi e Libreri: ‘’ gli dobbiamo scippare la testa, cosi’ diamo il segnale per tutti. E’ la soluzione giusta. Ci sono questi scappati di casa e gli si deve rompere le corna, punto e basta! ". I due capimafia sono preoccupati, anche perche’ tra le vittime dei furti vi sono imprese come la Tecnoedil, che da sempre avrebbe pagato il pizzo alla famiglia di Termini. Un geometra della Tecnoedil si sarebbe anche lamentato con i boss per la mancanza di sicurezza. Una lista di persone da eliminare ma il piano di morte e’ stato sventato, bloccato in tempo. I ladri, colpevoli di rubare senza permesso, sono salvi. Il blitz dei Carabinieri del Nucleo operativo di Palermo e di Termini Imerese, e della Procura di Palermo, con Sergio Lari, Lia Sava e Michele Prestipino. In carcere, insieme a Bisesi e Libreri, anche Liborio Pirrone, 60 anni. Fabrizio Iannolino, 39 anni. Francesco Paolo Balistreri, 42 anni. Vincenzo Salpietro, 63 anni, ritenuto capomafia di Trabia. Biagio Sumadeli Esposto, 29 anni. Emanuele Cecala, 30 anni. E Tommaso Cannella, 67 anni, storico capomafia di Prizzi, fedelissimo di Bernardo Provenzano, e che avrebbe svolto funzioni di supervisione nei rapporti tra le famiglie mafiose di Palermo e dei mandamenti della provincia. Bisesi, imparentato anche con dei mafiosi di Palma di Montechiaro, e’ stato da sempre in contatto con Provenzano, tramite i pizzini. Lui era il numero 76. Prima dell’ arresto del Capo scrive e si preoccupa: "da quando Giuffre’ si e’ pentito, e dopo l’arresto di Totuccio Rinella, qui non si e’ capito piu’ niente. Una confusione totale". Bisesi e’ preoccupato per l’ avvento a Termini Imerese di Fabrizio Iannolino, odontotecnico e proprietario di alcuni bar a Palermo, e del bancario in pensione Liborio Pirrone. Bisesi chiede a Provenzano come si deve comportare: ‘’ la prego, non ci abbandoni, noi siamo pronti a dare la vita per lei, cosi’ come i figli per il loro padre ‘’. Un’altra intercettazione, risalente al 5 maggio scorso, svela un attentato, piu’ nel dettaglio. Parlano Luigi Panzeca, Luigi Barone e Salvatore Fallica, tutti e tre di Caccamo. Pensano all’omicidio di un personaggio scomodo del posto, Nicasio Salerno, inteso ‘’Lo scianca’’, colpevole di avere rubato senza il permesso delle cosche. I 3 parlano anche dei due killer designati, ‘’ due senza cervello ‘’ – li definiscono – pero’ – precisano - sono amici nostri ‘’.

08:31 PM - Monday 25 June 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Allarme criminalita: le norme scoraggiano le collaborazioni

Agrigentoweb NEWS

20 / 06 / 2007 - 14.40.46

 

CRONACA
Allarme criminalita: le norme scoraggiano le collaborazioni

Procura e Commissione nazionale antimafia. Grasso e Forgione. Le nuove norme scoraggiano le collaborazioni con la Giustizia ed incentivano il crimine.

 

 

 (A.Ruoppolo)
La scintilla che provoca il fuoco della riflessione e’ l’omicidio di Nicolo’ Ingarao a Palermo. Il presunto capo del mandamento di Porta Nuova e’ condannato per mafia e indagato per omicidio ma quando il 13 giugno e’ ucciso e’ a piede libero. Il Procuratore nazionale antimafia affonda un altro destro da ko. Pochi giorni addietro Piero Grasso ha paragonato le proposte di revisione di ergastolo, pentiti e 41 bis al famoso ‘’Papello’’ di Riina. Adesso, l’ex Capo della Procura di Palermo, ascoltato dalla Commissione nazionale antimafia, lancia un grido d’allarme. ‘’ Le norme attuali - afferma – non permettono alla Magistratura di affilare le armi contro la criminalita’. E, soprattutto, scoraggiano nuove collaborazioni con la Giustizia. Al problema dilagante dell’ordine pubblico si risponde con valutazioni garantiste discutibili’’. Ed ecco, dunque, l’esempio di Ingarao. Poi i pentiti. Altro esempio. ‘’ Chi commette un reato ed e’ processato poi ha una condanna piu’ bassa rispetto ad un pentito. Tra rito abbreviato, impugnazione e patteggiamento allargato in Appello, una persona condannata per traffico di stupefacenti anziche’ 24 ha 8 anni. Se avesse collaborato sarebbero stati molti di piu’. Da tempo – conclude Piero Grasso – aspettiamo maggiori poteri alla Direzione nazionale antimafia. Ogni proposta e’ stata pero’ sempre bocciata ‘’. Il presidente della Commissione nazionale antimafia, Francesco Forgione, ascolta, condivide e rilancia. ‘’ Da una parte lo stillicidio di omicidi, dall’altra la non adeguatezza e l'uso strumentale della legislazione che non garantisce piu’ alcuna certezza delle pena e favorisce i boss mafiosi attraverso mille cavilli procedurali. Il tema della sicurezza delle citta’ e’ collegato al sistema processuale. Troppe scappatoie rendono inutile il lavoro delle forze dell’ordine’’.

08:29 PM - Monday 25 June 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Mafia & Complici - Maurizio Di Gati e Salvatore Cuffaro, botta e risposta.

Agrigentoweb NEWS

11 / 06 / 2007 - 23.52.56

 

CRONACA
Maurizio Di Gati e Salvatore Cuffaro, botta e risposta.

Il Governatore: "Apprendo con stupore le parole del pentito"

 

 

 

(A.Ruoppolo)
"Tutti quelli di Cosa nostra, tutti abbiamo votato Cuffaro". E' un passo del verbale di interrogatorio reso il 22 febbraio scorso dal pentito Maurizio Di Gati, ex rappresentante provinciale della mafia di Agrigento, depositato oggi dalla Dda di Palermo agli atti del processo in cui il governatore siciliano, Salvatore Cuffaro, è imputato di favoreggiamento aggravato e violazione di segreto istruttorio. "Prima delle elezioni regionali, parlando con Leo Sutera, - continua il collaboratore - mi diceva che c'era un grosso interessamento da parte di Cosa nostra palermitana e in più doveva esserci un grosso interessamento di Cosa nostra agrigentina per dare tutti i voti possibili a Salvatore Cuffaro, in quanto, 'avendo lui come presidente della Regione, diceva, i favori per noi sono maggiori sia per i finanziamenti dei lavori sia per i progetti che ci sono nella Regione'".

Il riferimento è alle elezioni regionali del 2001. Leo Sutera, detto il professore, allora era il capomafia di Sambuca di Sicilia, paese dell'agrigentino. "E ci siamo impegnati, almeno io diedi ordine, - aggiunge Di Gati - per fare votare tutti quelli che erano a mia disposizione". Di Gati incontra Sutera a maggio del 2001, prima delle regionali, a Favara, in una casa in cui il pentito, allora latitante, si nascondeva. Sutera arriva con Fabio Vella, poi arrestato nel blitz che a luglio 2002 decapitò la Cupola di Agrigento.
Il capomafia di Sambuca, secondo quanto sostiene il pentito, avrebbe chiesto i voti per conto "di Palermo, cioé - afferma Di Gati - per il dottore Guttadauro (il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro)". E ai pm che gli chiedono ulteriori specificazioni spiega: "Leo Sutera mi dice: il dottore Guttadauro a nome di Provenzano".
"In poche parole - aggiunge il collaboratore - tramite il dottore Guttadauro arriva l'ordine di votare Cuffaro" che viene definito "un cristianu a disposizione nostra come presidente della Regione".
Ma l'indicazione di voto non arriva solo da Sutera. A fare il nome di Cuffaro - racconta il collaboratore di giustizia - furono anche Peppe Nobile, capomafia di Favara arrestato anche lui nel 2002, e Domenica Virga, luogotenente del capomafia Nino Giuffré. A proposito di Virga Di Gati precisa: "era venuto a nome di Giuffré e mi disse che dovevamo votare Cuffaro, che ci interessava mettere Cuffaro alla regione". L'ex capomafia di Agrigento Maurizio Di Gati nel 2002 avrebbe anche sollecitato il presidente della Regione Salvatore Cuffaro, attraverso il boss Leo Sutera, per avere un aiuto nell'apertura di una farmacia a Raffadali. Sutera, reggente della cosca di Sambuca di Sicilia, si sarebbe rivolto al capomafia di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, all'epoca detenuto, che a sua volta avrebbe parlato con Cuffaro.
Di Gati racconta di avere deciso di investire in una farmacia grazie alla legge che consente a chi ha già una licenza di aprire una filiale dell'attività nelle zone vicine. Il capomafia poteva contare sull'appoggio di un farmacista di Favara, Maurizio Incorvaia, amico di un fedelissimo di Di Gati, Fabio Vella, arrestato a luglio del 2002. "Però c'era bisogno dell'appoggio di qualche politico regionale - racconta - Perciò parlai con Sutera se potevamo arrivare a Cuffaro". "Sutera - continua il collaboratore - mi dice che tramite Guttadauro arrivava direttamente a Cuffaro". E Di Gati, tramite Sutera, chiede a Guttadauro se è possibile organizzare un incontro tra Cuffaro, Vella e il farmacista.
Secondo il racconto del pentito, Cuffaro avrebbe mandato a dire: "non venite in ufficio della Presidenza ci vediamo domenica mattina perché a casa mia ho gli sbirri (la scorta n.d.r.) appresso e non mi posso muovere".
Ma l'incontro, a cui avrebbero dovuto partecipare il farmacista, Sutera e Vella saltò. Vella e Sutera a luglio del 2002 vennero arrestati. Per contattare Cuffaro, Di Gati avrebbe usato anche Stefano Fragapane, figlio del boss Salvatore Fragapane, condannato per mafia. L'esistenza di un'istanza alla Regione per l'apertura della farmacia a Raffadali è stata accertata dalla Mobile di Palermo che, sulla vicenda, oggi ha depositato una relazione.

"Apprendo con stupore, delle dichiarazioni del pentito Di Gati che mi riguarderebbero. Ancora una volta non posso che dire che è triste dover spiegare fatti che non esistono raccontati da persone che non conosco". Lo dice il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro commentando le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati. "Non conosco - aggiunge - e non so chi siano né Vella, né Fragapane, ne questo fantomatico Maurizio farmacista di Favara, né Cacciatore né alcuno dei personaggi citati dal Di Gati nè tantomeno conosco il Di Gati, né ho mai chiesto a lui o ad altri mafiosi di votarmi".
"Ricordo solo - prosegue - che alle elezioni del 2001 mi ha votato oltre il 60% dei siciliani, gente perbene che lavora onestamente, e se qualcuno non perbene mi ha votato con la speranza di ottenere illeciti favori ha fatto il peggior investimento della sua vita. La mia posizione sul 41 bis è nota e non và certo verso l'alleggerimento, così come non ho mai varato alcun provvedimento che potesse in qualche modo agevolare la mafia, anzi tutti gli atti compiuti dal mio governo vanno esattamente in senso contrario a cominciare dai provvedimenti nel settore dei lavori pubblici".
"Per quanto riguarda poi la farmacia - conclude - sto cercando di comprendere le farneticanti dichiarazioni a questo proposito, perché non solo la regione non ha alcuna competenza in materia (le licenze vengono assegnate ai comuni tramite concorso bandito dalle Asl e non è possibile che un farmacista titolare di una licenza in un comune possa per raccomandazione politica vedersi assegnata una licenza in un altro comune) ma che mi risulti, da una rapida informazione assunta, al comune di Raffadali negli ultimi trent'anni non è stata assegnata alcuna nuova farmacia".

 

 

10:34 AM - Wednesday 13 June 2007 - commenti {0} - Invia un commento

11:03 AM - Jul. 26, 2008 - Invia un commento

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Descrizione
Questa “sporcizia” a sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , a preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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