MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - Talpe alla Dda: chiesti 8 anni per Cuffaro - Il processo alle talpe della Dda continua
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

Talpe alla Dda: chiesti 8 anni per Cuffaro - Il processo alle talpe della Dda continua

 

 

 

 

Il processo alle talpe della Dda continua

Il processo alle talpe della Dda continua

 



PALERMO - Il processo alle cosiddette talpe della Dda, che vede fra i suoi imputati il presidente della regione Salvatore Cuffaro (accusato di favoreggiamento a Cosa nostra), prosegue con la discussione delle parti civili. Lo ha stabilito stamane il presidente della terza sezione del Tribunale Vittorio Alcamo, rilevando di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale della decisione presa ieri dall'ufficio di presidenza della Corte di Cassazione che ha ritenuto formalmente ammissibile l'istanza di rimessione del processo presentata dai difensori di Cuffaro. Pertanto il presidente Alcamo ha dato la parola all'avvocato Fausto Amato, legale di parte civile per il comune di Bagheria.


Ad apertura di udienza il presidente Vittorio Alcamo ha dato la parola alle parti civili. A questo punto l'avvocato Nino Mormino, difensore di Cuffaro, si è alzato in piedi per fare una comunicazione: "la nostra istanza di rimessione avanzata alla Corte di Cassazione è stata già destinata alla sezione ordinaria per la trattazione". Il presidente ha obiettato: "è una notizia che non ci è stata comunicata". Il difensore ha quindi aggiunto: "noi non chiediamo la sospensione, ma forse si crea un problema ...".

Il presidente lo ha fermato: "per noi no, perchè il codice parla chiaro. Poichè non risulta alcuna comunicazione della Cassazione, non vi è al momento ragione di modificare l'ordinanza della passata udienza che stabiliva la prosecuzione del processo". Nei confronti di Cuffaro il pm Maurizio De Lucia e Michele Prestipino hanno chiesto otto anni di reclusione. Per gli altri 12 imputati del processo, tra cui l'imprenditore della sanità Michele Aiello e il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, sono stati chiesti complessivamente 70 anni di reclusione.

L'istanza di remissione per "legittima suspicione" è stata presentata dai legali di Cuffaro dopo una polemica esplosa in procura sul reato da contestare al governatore siciliano.

23/10/2007

09:41 PM - Tuesday 23 October 2007 - commenti {1} - Invia un commento

"La mafia? E' la prima azienda italiana"

 

ECONOMIA

Gli sconcertanti dati della Confesercenti sugli affari criminali
"La 'Mafia 'Spa è l'industria italiana che risulta più produttiva"

"La mafia? E' la prima azienda italiana"
Per Sos Impresa 90 mld di utili l'anno


ROMA - Con un utile annuo pari a 90 miliardi di euro, una cifra equivalente a cinque manovre finanziarie o, se si preferisce, alla somma di otto "tesoretti", l'"azienda mafiosa" si classifica al primo posto nella classifica dell'imprenditoria italiana. Un primato difficile da spodestare, dato che il giro d'affari che ruota intorno a sfruttamento della prostituzione, traffico di droga e armi, estorsione, rapine e usura non sembra conoscere crisi.

Il rapporto sulla criminalità di "Sos Impresa" della Confesercenti delinea un quadro drammatico. In base ai dati raccolti, l'usura rappresenta la principale fonte di business criminale per la mafia, con circa 30 miliardi di fatturato. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e "solo" 2,5 dai giochi e dalle scommesse.

Dati che fanno ancora più impressione, se messi in relazione a tutti gli organismi e ai cittadini coinvolti nel giro dell'illegalità. Il racket delle estorsioni coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quote di oltre il 20 per cento dei negozi e punte dell'80 per cento negli esercizi di Catania e di Palermo. I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora.


La collusione degli imprenditori. "Uno degli elementi che colpisce maggiormente - sottolinea il documento - è l'espansione della cosiddetta "collusione partecipata", un fenomeno che investe il gotha della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici. Gli imprenditori preferiscono venire a patti con la mafia piuttosto che denunciare i ricatti".

Confesercenti fa anche alcuni nomi di aziende che hanno "ceduto" alla criminalità. "Il colosso Italcementi - si legge nel rapporto - è uno di quelli che ha ceduto alla morsa, supportando maggiori costi, assumendosi numerosi rischi ed agevolando, così, l'espansione economica della cosca dei Mazzagatti.

Anche per i lavori della Salerno-Reggio Calabria gli imprenditori sono stati costretti a trattare con le cosche calabresi. La Impregilo - sempre secondo Sos Impresa - aveva insediato nelle società personaggi che, secondo gli inquirenti "da sempre avevano avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche".
(22 ottobre 2007)

 

 

 

09:34 PM - Tuesday 23 October 2007 - commenti {2} - Invia un commento

Processo «Sicania» parlano due pentiti Putrone e Gagliardo

SANTA ELISABETTA

Processo «Sicania»

 

 

parlano due pentiti

 

 

SANTA ELISABETTA. Rimmarrà immutato

il collegio giudicante del Tribunale penale di Agrigento, presieduto da Antonina Sabatino,

dinanzi al quale si sta celebrando il processo con il rito ordinario scaturito dall’inchiesta antimafia

denominata «Sicania». L’eccezione sollevata dalla difesa su una presunta incompatibilità

del presidente Sabatino è infatti stata rigettata e pertanto i giudici rimarranno al loro posto.

Sul banco degli imputati siedono Stefano Fragapane, Vincenzo Fragapane, Francesco Fragapane,

nonché Alfonso Milioto e Stefano La Porta. Gli imputati, difesi dagli avvocati Mirabile, Quattrocchi,

Gaziano e Pennica, sono chiamati a rispondere a vario titolo dei reati di associazione per

delinquere di stampo mafioso e turbativa di mercato. Nel corso dell’udienza di ieri,

celebrata nell’aula n.7 del palazzo di giustizia di via Mazzini, oltre a dirimere la questione legata alla

presunta incompatibilità del presidente del collegio, sono stati esaminati due collaboratori di

giustizia: Luigi Putrone di Porto Empedocle e Ignazio Gagliardo di Racalmuto. I due «imputati di

reato connesso», sentiti da una località segreta con il sistema della multi videoconferenza, hanno

ribadito quanto già da loro dichiarato dinanzi ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia

di Palermo circa le loro specifiche conoscenze sui fatti sui personaggi inerenti questo processo.

La prossima udienza è stata fissata per il 25 ottobre.

 

DARIO BROCCIO

 

Talpe alla Dda: chiesti 8 anni per Cuffaro

 

Talpe alla Dda: chiesti 8 anni per Cuffaro

 



PALERMO - La condanna a otto anni di reclusione nei confronti del presidente della Regione Salvatore Cuffaro, imputato di favoreggiamento alla mafia e rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, è stata chiesta dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, a conclusione della requisitoria nel processo alle "talpe della Dda".

La richiesta di condanna è arrivata dopo che i giudici del tribunale, presieduto da Vittorio Alcamo, hanno disposto la prosecuzione del processo in seguito alla richiesta di rimessione presentata dai difensori di Cuffaro. Il presidente ha trasmesso con urgenza l'istanza alla Corte di Cassazione, che dovrà decidere se trasferire il processo ad un altro giudice. Intanto si prosegue con le arringhe dei difensori. La sentenza sarà emessa solo dopo che gli ermellini si saranno espressi.

La "legittima suspicione", avanzata dai legali, è legata alle polemiche sorte all'interno della Procura sul capo d'imputazione contestato al Governatore. Il pm Maurizio De Lucia, durante la requisitoria, aveva spiegato i motivi che avevano spinto a contestare il favoreggiamento aggravato alla mafia e non più il concorso esterno in associazione mafiosa per il quale era stato indagato in precedenza Cuffaro.

Per quest'ultimo reato, il presidente della Regione è coinvolto in un procedimento aperto nuovamente pochi mesi fa. Mercoledì scorso, riferendosi alle dichiarazioni del collega De Lucia, il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo aveva affermato: "quelle espresse in aula sono valutazioni dei Pm titolari del processo, non rispecchiano la linea dell'ufficio".

Una "spaccatura" negata con forza dal procuratore Francesco Messineo, che questo pomeriggio ha cercato di stemperare i toni nel corso di una riunione della Dda: "si è trattato solo di una discussione che non ci deve spaventare. Non è una guerra". Questa mattina, nel concludere la sua requisitoria, Giuseppe Pignatone ha osservato: "Bernardo Provenzano è la faccia nascosta, ma non per questo meno reale, di questo processo. L'altra faccia, quella cui si riferiscono le condotte oggetto di contestazione, è un coacervo di interessi illeciti di eccezionale rilevanza, anche economica, che hanno accomunato mafiosi, imprenditori, professionisti e appartenenti alle istituzioni, comprese quelle della rappresentanza politica".


 


Salvatore Cuffaro deve rispondere di quattro capi di imputazione, due per il favoreggiamento personale, di cui uno aggravato dall'avere avvantaggiato la mafia, e altri due per la rivelazione e l'utilizzazione di segreti d'ufficio. Per l'accusa il Governatore avrebbe appreso nel 2001 da un ex maresciallo dei carabinieri, Antonio Borzacchelli, poi eletto deputato regionale dell'esistenza di microspie sistemate dagli investigatori del Ros nell'abitazione del capomafia di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro.

Il salotto del boss, già condannato all'epoca per mafia, era frequentato da un amico di Cuffaro, il medico Domenico Miceli assessore comunale alla sanità, anche lui Udc, condannato lo scorso dicembre a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli inquirenti sostengono che Borzacchelli avrebbe avvisato Cuffaro dell'esistenza delle cimici a casa Guttadauro e il presidente della Regione lo avrebbe detto a Miceli.

In questo modo il capomafia di Brancaccio sarebbe stato informato, scoprendo di fatto le microspie e bruciando l'inchiesta che riguardava mafia e politica. Da qui l'accusa di favoreggiamento personale aggravato alla mafia per Cuffaro. Gli altri due capi di imputazione riguardano le notizie segrete su indagini avviate dalla procura, di cui Cuffaro sarebbe venuto a conoscenza da "talpe palermitane o romane", informando uno degli indagati, l'imprenditore della sanità privata, Michele Aiello.


15/10/2007

 

 

 

10:06 PM - Monday 15 October 2007 - commenti {2} - Invia un commento

In edicola il n. 40 di Grandangolo

 

 

Nel numero 40 di Grandangolo – il giornale di Agrigento – in edicola domani si dà notizia, in esclusiva, delle nuove rivelazioni del pentito Maurizio Di Gati, ex capo della famiglia mafiosa agrigentina. In particolare, Di Gati racconta dell’assalto che Cosa Nostra compì ai danni del gruppo imprenditoriale Campione di Agrigento – subentrato come è noto all’Impresem di Filippo Salamone e Giovanni Miccichè. 

Un episodio su tutti è significativo: Franco Cacciatore, malavitoso emergente nella città dei Templi grazie anche agli arresti effettuati dalla Dda con le operazioni Akragas 1 e 2 – tentò di soppiantare lo stesso Di Gati nella gestione delle tangenti versate dai Campione. Cacciatore voleva incontrare l’allora boss racalmutese durante la sua latitanza. Intermediario, per conto di Di Gati fu Stefano Fregatane che fissò un appuntamento ad Aragona nei pressi della stazione. Di Gati aveva deciso di uccidere Cacciatore se fosse venuto da solo all’incontro. Quest’ultimo, invece, venne accompagnato da un altro malavitoso agrigentino, Bruno Gastoni, e riuscì a sfuggire alla morte.

Per regolarizzare la riscossione del pizzo ai danni del gruppo Campione, i boss di Agrigento e Porto Empedocle diedero vita ad un summit che si tenne in contrada “Fauma” una zona isolata tra il comune marinaro e Realmonte.

10:01 PM - Monday 15 October 2007 - commenti {1} - Invia un commento

Agrigento, un “eco-disastro”. È 97esima sui 103 capoluoghi italiani

 

Stilata la classifica di Legambiente sulla qualità ambientale. Belluno è prima

La classifica annuale di Legambiente, stilata in collaborazione con il Sole24Ore è impietosa con Agrigento. 97esima tra i 103 capoluoghi italiani. L’indagine, chiamata Ecosistema  urbano 2008, prende in considerazione la qualità dell’aria, del sistema di mobilità e della gestione dei rifiuti. Ma anche gli altri capoluoghi siciliani non se la passano meglio. Ben 8 dei 9 capoluoghi dell’isola si trovano tra le ultime 17 posizioni. Ragusa occupa l’ultima. Si salva Messina che occupa la posizione numero 56. Una vera e propria disfatta, dunque, per la Sicilia. In particolare Agrigento perde 3 posizioni rispetto all’anno passato. Il risultato, poi, sorprende ancora di più se si pensa che Agrigento è una piccola città e per di più con una presenza di industrie davvero ridotta.

 

 (Davide Gueli )

 

 

www.lineagoticafight.blogspot.com

 

Mafia, Ghost 2

 

Le richieste di condanna

 

I Pubblici ministeri presso la Procura della Direzione Distrettuale antimafia di Palermo, Fernando Asaro e Costantino De Robbio, a conclusione della requisitoria nell’ambito del processo abbreviato antimafia cosiddetto ‘’Ghost 2 ‘’, dal nome dell’omonima operazione del 22 giugno 2006, hanno chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per l’ex sindaco di Campobello di Licata, ed ex deputato regionale del Partito comunista, Calogero Gueli, 69 anni, accusato del reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla gestione e alla spartizione degli appalti pubblici. Poi ancora, 14 anni per Vladimiro Gueli, 42 anni, figlio di Calogero, per Ignazio Accascio , 67 anni, ritenuto il reggente della famiglia mafiosa di Campobello di Licata, per Luigi Boncori, 54 anni, ritenuto reggente della famiglia di Ravanusa e per il figlio Mario Boncori, 23 anni.
12 anni di reclusione sono stati invece chiesti per Giancarlo Bugea, 37 anni, originario di Canicatti’, genero dell’ex sindaco Gueli, imprenditore agricolo, ritenuto organico alla famiglia mafiosa canicattinese, e per Vincenzo Parello, 45 anni, di Favara, anche lui presunto affiliato alla famiglia di Campobello di Licata.
6 anni e 8 mesi di carcere sono stati chiesti per Giovanni Lauria, 66 anni, pensionato, anche lui presunto affiliato a Cosa Nostra campobellese, per Michele Montaperto, 42 anni, e Giuseppe Rotolo, 49 anni.

09:49 PM - Monday 15 October 2007 - commenti {0} - Invia un commento

 

 

Grasso: “servono pene più severe che vanno scontate fino in fondo”

 

 

 

 

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso fa un panoramica sul fronte della lotta alla mafia. "Quello della mafia e' un problema nazionale e non locale, strutturale e non una emergenza. Stiamo cercando in questo senso di andare avanti con l'aiuto delle associazioni antiracket". È una esternazione che delude quanti pensano che la criminalità organizzata abbia abbassato la cresta a seguito di importanti operazioni di polizia.  Il Procuratore ha poi aggiunto: “Non si può pensare  che ogni cittadino abbia un poliziotto che lo protegga. Servono in questo senso pene più severe che vanno scontate fino in fondo. Tutti devono lavorare al massimo della legalità, con la presenza dello Stato". Grasso ha poi detto che "c'e' bisogno di imprenditori che tornino ad investire in Sicilia per potere venire a fare sviluppo nella legalità.

 

(Davide Gueli) 

 

Blitz «Sicania 2»

scarcerato

Raffaele

Fragapane

 

SANTA ELISABETTA. (d.b.) -

E’ stato rimesso in libertà per decorrenza dei termini

di custodia cautelare, Raffaele Fragapane (nella foto), 30 anni, di Santa

Elisabetta, arrestato il 12 luglio scorso nell’ambito dell’operazione antimafia

denominata Sicania 2 con la quale le forze dell’ordine ritengono

di avere inferto un duro colpo alla famiglia mafiosa di Santa Elisabetta e

Sant’Angelo Muxaro. I giudici del Tribunale della Libertà, accogliendo le

istanze dei difensori di fiducia dell’indagato, avvocati Giovanni Castronovo,

Nino Gaziano e Giuseppe Barba, in sede di riesame avevano derubricato

l’originario reato contestato a Raffaele Fragapane di associazione per

delinquere di stampo mafioso in quello, meno grave, di favoreggiamento

aggravato.

 

11:54 PM - Thursday 11 October 2007 - commenti {1} - Invia un commento

Incontro tra il Presidente Fontana e il nuovo comandante provinciale dei Carabinieri

 

Visita di cortesia, questa mattina, del nuovo comandante provinciale dei Carabinieri, Colonnello Mario Di Iulio, al Presidente della Provincia Regionale dott. Vincenzo Fontana. Il Col. Di Iulio, abruzzese, che prima della nomina ad Agrigento era in servizio al comando di Messina, è stato accompagnato dal comandante della Compagnia di Agrigento Capitano Angelo Franchi.

Dopo un breve scambio di opinioni sul compito che attende il nuovo comandante, il Presidente Fontana ha illustrato alcuni aspetti della situazione della nostra provincia. La discussione ha toccato temi delicati, dalla criminalità e dai recenti atti intimidatori a politici ed imprenditori alla situazione dei trasporti. Di Iulio ha chiesto anche informazioni sulla situazione dei progetti riguardanti la viabilità (SS 640 e 189 in particolare) e l’aeroporto, augurandosi che presto la provincia possa dotarsi di infrastrutture fondamentali per il suo sviluppo socio-economico.

Il Presidente della Provincia ha quindi consegnato al col. Di Iulio, in ricordo di questo primo incontro, il grest della Provincia Regionale ed un omaggio personale, augurandogli al tempo stesso un buon lavoro e assicurando una piena collaborazione istituzionale.

11:52 PM - Thursday 11 October 2007 - commenti {0} - Invia un commento

Palermo - Talpe Dda, Pm:"Aiello strinse accordo con Cosa Nostra"

 

"Aiello ha stretto con l'organizzazione mafiosa un accordo attivo, duraturo e vantaggioso da cui sono derivati obblighi reciproci in vista del raggiungimento di comuni interessi". Lo ha detto il Pm Michele Prestipino, prima di passare la parola al collega Maurizio De Lucia, anche lui rappresentante della pubblica accusa, nel processo alla cosiddette Talpe della Dda.Tra gli imputati il Presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro accusato di favoreggiamento di Cosa nostra, l'imprenditore della Sanità Michele Aiello, accusato di associazione mafiosa, il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, accusato di concorso in associazione mafiosa.

 

 (Nicolo’ Giangreco)

11:44 PM - Thursday 11 October 2007 - commenti {0} - Invia un commento

11:50 AM - Jul. 26, 2008 - Invia un commento

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Descrizione
Questa “sporcizia” a sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , a preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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