MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - ARRESTO DEI LO PICCOLO
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

ARRESTO DEI LO PICCOLO

Di Gati, un anno dopo -

 I BOSS LO PICCOLO

 

 

 

 

Ricorre in questi giorni il primo anniversario dall’arresto del boss Maurizio

Di Gati, capo mafia di Racalmuto prima e provinciale poi, latitante

per nove anni e ammanettato dai carabinieri durante un blitz nelle

campagne di Favara. Era il 26 novembre del 2006.

Nel suo rifugio era aiutato da amici fidati che alcune ore prima

di essere arrestato gli portarono pure un vassoio di dolci.

Di Gati aveva da tempo maturato l’idea di sotterrare

l’«ascia di guerra», sotto la spinta emotiva dettata

dalla figlia, la quale gli fece capire che avere un padre

mafioso le avrebbe rovinato la vita. E siccome all’amore

per i figli anche un capomafia non resiste, Di

Gati saltò il fosso, scegliendo di collaborare con la giustizia.

L’ex capo di «Cosa nostra» agrigentina da quando

ha ottenuto la fiducia dei magistrati della Dda di

Palermo con le sue dichiarazioni ha permesso di ricostruire

scenari che pochi immaginavano così vasti.

E’ stato anche grazie alla collaborazione dettagliata e

abbondante di Di Gati che, ad esempio, la squadra

Mobile è riuscita a concludere ben quattro operazioni

di straordinario spessore. Camaleonte, Domino,

Domino 2 e la più recente Marna, con un conto complessivo

di circa 70 persone arrestate perché ritenute,

a vario titolo, mafiose o in affari con i mafiosi.

Di Gati ha raccontato degli imprenditori che pagano

gli strozzini e poi si ribellano, ha raccontato degli

stretti legami tra politica e mafia, ricostruendo le dinamiche

che hanno portato a decine di omicidi e altri

fatti di sangue a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.

Adesso «Cosa nostra» agrigentina è guidata dal

campobellese Giuseppe Falsone e, in secondo piano,

dall’empedoclino Gerlandino Messina.

A quando il prossimo anniversario di una cattura?

La risposta a forze dell’ordine e magistratura.

 

FRANCESCO DI MARE

 

Lo Piccolo, parla ex "picciotto"

 

 

 

PALERMO - "Voglio collaborare con l' autorità giudiziaria per raccontare tutto ciò che so sull'organizzazione mafiosa Cosa nostra, sulla famiglia di Partanna Mondello e sul mandamento di San Lorenzo". Con queste parole si è aperta ufficialmente la collaborazione di Francesco Franzese, 43 anni, l'uomo che avrebbe messo gli inquirenti sulle tracce di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, arrestati in una villetta di Giardinello (Palermo) il 5 novembre scorso insieme ad altri due capimafia. Il mafioso è uno dei capi del racket delle estorsioni palermitano e le sue dichiarazioni fanno tremare i boss e aprono nuovi squarci di luce sul fenomeno.

Franzese, indicato come capo della famiglia di Partanna Mondello è stato arrestato lo scorso 2 agosto. Era ricercato per un ergastolo inflittogli dai giudici di Messina. La sua collaborazione, rivelata il giorno stesso dell'arresto dei Lo Piccolo, venne in quell'occasione pubblicamente smentita dalla Procura. Franzese, in effetti, ha reso la sua prima deposizione ufficiale il 14 novembre scorso, nove giorni dopo l'arresto dei padrini di Tommaso Natale.

Nei primi verbali resi davanti ai magistrati della Procura di Palermo, il neo-pentito ha raccontato agli inquirenti il suo ingresso in Cosa nostra, preceduto da una certa diffidenza: "Salvatore Lo Piccolo non aveva una buona considerazione di me - ha detto - perchè aveva visto che portavo un tatuaggio e probabilmente sapeva che avevo fatto uso di droghe... Le stesse cose erano state dette a Sandro (Lo Piccolo, ndr) da Giuseppe Bruno, che però non le aveva ritenute rilevanti, e infatti mi aveva accolto bene".

Nonostante il suo passato 'scapestrato', Franzese viene ritualmente affiliato in Cosa nostra. Ha raccontato il pentito: "Salvatore e Sandro Lo Piccolo, e (Andrea) Adamo, rimasero un pò in disparte a parlare tra loro, e alla fine Sandro mi comunicò che sarei entrato a far parte di Cosa nostra".

"Sono stato affiliato - ha aggiunto - con una vera e propria cerimonia con la santina e il giuramento... Sandro mi disse che dovevo occuparmi della famiglia di Partanna Mondello". Tra le curiosità emerse dalle prime dichiarazioni, la discendenza del mafioso pentito da un maresciallo dei carabinieri, probabilmente ignota ai Lo Piccolo."Mio nonno materno - dice Franzese - era maresciallo dei carabinieri e mio nonno paterno era un maresciallo dell'esercito".

Ma è lo stesso Franzese a spiegare agli inquirenti che i Lo Piccolo "avevano l'esigenza di riorganizzarsi e di arruolare il maggior numero di persone nella città di Palermo, e ritengo che fosse questa, forse, la ragione per cui non andarono per il sottile, sia con me sia con altri".

Franzese, come emerge dai primi verbali, sta aiutando gli inquirenti a decifrare i "pizzini" sequestrati nella casa di Giardinello ai suoi capi. In particolare, al pentito viene chiesto di individuare i componenti della cosca e degli estorsori dei Lo Piccolo quasi tutti citati nel libro-mastro con soprannomi. Tra i fogli che sono stati sottoposti a Franzese, anche gli elenchi dei destinatari di regali in denaro effettuati dai boss ai picciotti in occasione della Pasqua 2006 e 2007.

30/11/2007

08:14 PM - Friday 30 November 2007 - Invia un commento

 

Il Film “IL CAPO DEI CAPI”: effetto devastante

 

 

Il Film “IL CAPO DEI CAPI”: effetto devastante

 

Gentile Direttore,

mi presento, mi chiamo Pietro Vitellaro e sono uno studente del Liceo scientifico “Leonardo”di Agrigento che si prepara agli esami di maturità. Sono uno dei tanti giovani siciliani che  ama la propria terra ma è, pure, deluso per come la stessa, oggi, continui ad essere rappresentata  nel mondo.......SICILIA = MAFIA. Vedendo il film, che trasmettono in questi giorni, "Il capo dei capi", con inevitabile delusione,  ho dovuto considerare che, nonostante noi giovani siciliani facciamo il possibile  per migliorare la nostra immagine e far capire che la  Sicilia si pone Capo-fila di una "Battaglia sociale" contro questo fardello che ci portiamo dietro da molto tempo, tutto è inutile. In quel film non c’era un solo fotogramma dei giovani siciliani che,  per anni, hanno manifestato pubblicamente contro la mafia. Condivido il fatto che non possiamo far finta di niente davanti a tutto questo scempio, che bisogna mostrare e informare la gente su tutto quello che è accaduto, ma penso che vedendo un film del genere,  a "puntate", l'immagine della Sicilia e dei siciliani in genere ne venga compromessa. Con questo film si continua a collegare la mafia alla Sicilia come in stretta simbiosi. Noi sentiamo il dovere di protestare  perchè QUESTO NON E' ASSOLUTAMENTE VERO! Non si può “fare di tutta l'erba un fascio",  non si possono presentare  fatti terribili, accaduti anni fa, come un fenomeno che continua a dominare ed è impossibile arrestare. Così siamo perdenti in partenza. Noi studenti ci riproponiamo di dimostrare, con fermezza, che i giovani siciliani non solo RIPUDIANO la mafia ma sono pronti a combatterla con i mezzi a loro disposizione.

Sono stato appena  eletto Presidente della Consulta Provinciale Studentesca di Agrigento e, in rappresentanza di  25.000 studenti delle Scuole superiori, con questa mail mi preme manifestare il pensiero di tutti quei ragazzi  SICILIANI che, per tradizione,  vivono nel rispetto della legge e della convivenza civile, e, vi assicuro, sono tanti , tantissimi, sicuramente la stragrande  maggioranza! Oggi, con le nostre forze, con l’aiuto delle istituzioni, degli organi di stampa e televisivi, dobbiamo essere in grado di dissuadere i nostri coetanei  avvicinati da mafiosi, non possiamo permettere di creare “nuovi idoli”.

Vogliamo raggiungere i livelli di formazione europea senza provare vergogna di essere siciliani ma, anzi, orgogliosi di esserlo, di appartenere ad una terra che è stata per millenni culla della civiltà mondiale. In  questo, il film, francamente, non ci è stato di grande aiuto.

Aiutateci almeno voi a risalire la china!!!!

 

Cordiali saluti.
Pietro Vitellaro

PRESIDENTE CONSULTA PROVINCIALE STUDENTESCA DI AGRIGENTO

 

 

Risponde il direttore

Il giovane Pietro Vitellaro ha soltanto anticipato i tempi. Avevo in mente di scrivere qualcosa ma soltanto alla fine della serie "Il capo dei capi" visto che giovedi sera, con le scontate stragi di Capaci e via D'Amelio, si metterà la parola fine a questo ennesimo scempio che colpisce ancora una volta la Sicilia e i siciliani onesti. Giuste le lamentele del nostro lettore, sacrosante. In realtà quel film non fa altro che esaltare le "gesta eroiche" di uno dei peggiori criminali di cosa nostra: Totò u curtu.

Niente di più falso e deprimente quello che gli sceneggiatori, sulla scorta delle indicazioni tratte da un libro

scritto da due giornalisti spiccatamente di sinistra, hanno messo in risalto dinnanzi ad una Nazione che ancora oggi si chiede attonita non tanto sulla criminalità posta in essere da Riina ma quanto se corrisponde al vero il totale abbandono dei siciliani alle tristissime regole dettate da Cosa Nostra.

Ma già dalla prima puntata si erano avvertiti i rumori dei "professionisti dell'antimafia tinti di rosso", un classico di Attilio Bolzoni, con la esaltazione estrema del sindacalista Placido Rizzotto.

Ed ha ragione il giovane Vitellaro quando parla di un effetto devastante che infogna una Sicilia che in realtà non è proprio così. Perchè esistono i giovani come Vitellaro, e sono milioni, che condannano aspramente questo modo di propinare una falsa realtà.

Insomma, a nostro parere, si è trattato di un fumetto che ottenebra i cervelli non blindati ed eterna lo stereotipo di una Sicilia succube della mafia. Della serie che solo qualche stupido abbia potuto credere ad un disarmo del genere da parte dei siciliani.

A lamentarsi, ovviamente, non sono stati solamente i giovani siciliani onesti e perbene ma le polemiche si sono alzate da ogni parte d'Italia; scontato, del resto, che i contenuti di quel "fumetto" potessero essere reali che lasciano intravedere una terra in balìa di Cosa Nostra. Il fumetto, però, propina anche chi si ribella a questo stato di cose nella figura del poliziotto Biagio Schirò; e vedi caso, chi si ribella alla mafia in questo film è l'unico personaggio inventato di sana pianta. Anzi, il finto personaggio semmai mette in risalto le debolezze di uno Stato nella lotta contro la criminalità organizzata.

Attilio Bolzoni, del resto, non è nuovo grazie ai suoi articoli, ed ora anche ai suoi libri, a simili imprese che danno una immagine di una Sicilia così piegata ai tentacoli della Piovra. La Sicilia è costituita da persone oneste e perbene come Rita Borsellino, tanto per fare un esempio e da milioni di giovani che certamente respingono con forza tutte le "infamità" (come direbbe Riina), viste nel fumetto il Capo dei capi; infamità, ovviamente, dallo stretto dialetto siciliano, sta per falsità, non reale, non veritiero.

Gli agrigentini ricordano perfettamente lo "scrittore" di Repubblica quando qualche anno addietro, grazie ai suoi articoli, aveva fatto diventare Agrigento la capitale mondiale dell'abusivismo edilizio; chi non ricorda quelle foto

artatamente contraffatte che facevano apparire i palazzoni del centro città, che distano 6 km dalla Valle dei templi, quasi accostati alle colonne doriche dei magnifici templi o addirittura all'interno della Valle. Non sappiamo da quale dito schifoso e micidiale partirono gli scatti di quelle foto altrettanto schifose e micidiali. Ma sta di fatto

che quella oscenità venivano pubblicate sistematicamente in molti quotidiani nazionali di area rossastra che, anche in questo caso, facevano apparire una realtà distorta e meschinamente contraffatta. Ci pensò una persona onesta a smentire e sbugiardare i mistificatori della Valle dei Templi, tale Mounir Boukenaky, inviato dall'Unesco ad Agrigento per inserire la Valle come patrimonio dell'Umanità. Boukenaky in una memorabile intervista nel cuore della Valle dei Templi, disse testualmente: "Quì si è mistificato troppo; non è vero che la Valle è invasa dal beton (cemento)! Qualcuno ha voluto dare una immagine distorta di questo sito che è bellissimo e tra i più rispettati nel mondo..."

Quella intervista fece venire l'ulcera perforata a qualche ambientalista del luogo che, unitamente agli articoli di Bolzoni e soprattutto alle foto schifosamente contraffatte, aveva contribuito ad infangare una intera città.

Non ci resta che sperare in un altro sceneggiato, però, contro la mafia e che magari stavolta i personaggi

inventati siano i mafiosi e che la realtà vera (rafforzativo) fosse costituita dalle brillanti operazioni che lo Stato ha posto in essere per catturare tutti i maggiori esponenti di Cosa Nostra.

 

 

Lelio Castaldo

08:53 PM - Wednesday 28 November 2007 - Invia un commento

Commento senza titolo

Ho letto quello che hai scritto in questa parte del blog e ti dico che condivido pienamete il tuo pensiero dove dici che la gente siciliana è stanca di essere rapportata alla Mafia solo perchè è nata in una terra dove la Mafia ha potuto prosperare per l'assenza dello Stato. Non essendo siciliano penso che la Mafia quella che da gli ordini non è in sicilia ma a Roma.
Non potrebbe essere diversamente.
Ragazzi il futuro non solo della Sicilia ma di tutta l'Italia è nelle mani di gente di cultura, di gente che ha studiato, di gente che sa fare le cose nel rispetto della collettività, dell'ambiente e non come succede oggi che ci ritroviamo nei punti più strategici dello stato che sia la Pubblica Amministrazione o la politica personaggi di scarsa professionalità! E' ora di dire basta a tutto ciò! E' ora che la gente, il popolo cominci a far capire a questi "signori" che il tempo è scaduto, che la pazienza e finita.
Saluti

Flaumbert

Jack - 10:51 PM - Wednesday 28 November 2007 - Edit - Delete

SICILIA TERRA DI MAFIA ?

Non si puo negare che la mafia esiste e la corruzione pure in sicilia ma ormai non solamente da noi ; ormai è ramificata in tutto il mondo . Per prima cosa bisognerebbe mettere tutti i politici collusi in carcere e non stare seduti sulle poltrene anche già condannati bisognerebbe fare piazza pulita di tutti sti colletti bianchi che stanno finendo di mangiarsi quel poco che resta di buono . Possibile che non vi ribbellate a queste cose e a prendervi pure per il culo . Fateglielo capire una volta per tutte che cosi non puo continuare .Un emigrato orgoglioso di essere SICILIANO scusate per lo sfogo con questo non volendo offendere nessuno

Anonymous - 05:02 AM - Saturday 1 December 2007 - Edit - Delete

 

Boris Giuliano - Beppe Montana - Ninni Cassarà - Roberto Antioca

 

 

 

 

 

 

Boris Giuliano: “un eroe semplice e allegro”

 

 

 

“Pensavo che un ‘eroe’ dovesse essere un personaggio solenne, sempre serio e anche un po’ triste. Cioè il contrario di mio padre: un uomo semplice alla mano e così allegro! Dopo anni ho capito che mio padre era veramente un eroe”. Alessandro Giuliano parla così di suo padre Giorgio Boris Giuliano assassinato in un bar sotto casa, con 7 colpi di pistola alle spalle sparati da Leoluca Bagarella.

Giorgio Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo, viene ricordato dai colleghi e da tutto il personale della Polizia di Stato con affetto e commozione nel giorno del 28^ anniversario della sua morte. Era il 21 luglio del 1979 e poco tempo prima del suo omicidio il poliziotto "americano", come fu definito, aveva scoperto un traffico di droga fra la Sicilia e gli Stati Uniti. Aveva individuando una base operativa della mafia a Corleone (Pa) sequestrando, all’aeroporto di Punta Raisi, 5 chili di eroina e due valigie con cinquecentomila dollari. Tra le molte vicende di cui si è occupato c’era anche la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

"Era un mito Boris" ha avuto modo di scrivere il giornalista Francesco La Licata esperto di storia della mafia. "Il primo a capire l'importanza dei soldi nella scala dei disvalori mafiosi; il primo ad aver 'osato' convocare nel suo ufficio don Tano Badalamenti.... il primo ad aver avvertito la necessità di affinare le tecniche poliziesche alla scuola dell'Fbi di Quantico. Il primo a essere considerato 'sbirro americano'... e il primo di cui si servì Giovanni Falcone, utilizzandone la vasta eredità investigativa".

Chi era Giorgio Boris Giuliano

Boris Giuliano, nato a Piazza Armerina (Enna) il 22 ottobre del 1930, divenne funzionario di pubblica sicurezza nel 1963. Fu subito assegnato alla questura di Palermo.
Investigatore appassionato e moderno, specializzatosi alla nota Accademia dell'Fbi, intuì ben presto che le organizzazioni criminali avevano abbandonato i tradizionali percorsi per dedicarsi al traffico di droga ed al riciclaggio. Durante la sua carriera gli sono stati attribuiti meriti speciali e numerosi riconoscimenti per operazioni di polizia.
Dirigente della squadra mobile di Palermo dal 20 ottobre 1976 dimostrò subito notevole capacità professionale e grande spirito di sacrificio ottenendo brillanti risultati nell'azione di contrasto alla criminalità. In quegli anni arrestò alcuni tra i più noti latitanti dell'epoca, tanto da ricevere numerosi attestati e riconoscimenti ed una promozione per merito straordinario. E' stato riconosciuto vittima del dovere e gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor civile alla memoria.
Gli uffici della squadra mobile di Palermo sono oggi ospitati in un edificio a lui intitolato.

 

 

 

 

 

Montana Giuseppe

(Beppe)

Commissario

della Polizia di Stato

Questura di Palermo

28 Luglio 1985

34 Anni

 

Venne ucciso il 28 Luglio a Porticello (PA) da due killer della mafia.

Il commissario Montana era il dirigente della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo. Investigatore tenace e deciso. Amico e stretto collaboratore del vice questore Antonino “Ninni” Cassarà  aveva diretto le operazioni che avevano portato agli arresti di molti boss mafiosi. Nell’ultima irruzione, avvenuta il 24 Luglio a Bonfornello (PA),  il commissario Beppe Montana aveva arrestato un boss latitante e altri due  importanti mafiosi, oltre a sette “gregari”.

La vendetta della mafia scattò quattro giorni dopo, mentre  il funzionario di Polizia si trovava  al mare con gli amici e la fidanzata. I due assassini ( almeno altri tre mafiosi parteciparono all’omicidio con compiti di copertura) gli piombarono alle spalle freddandolo a colpi di pistola.

Entrambi gli assassini vennero in seguito  eliminati per ordine della stessa mafia.

I mandanti dell’omicidio vennero arrestati negli anni successivi e condannati all’ergastolo

 

 

 

 

 

Furono uccisi il 6 Agosto in un agguato mafioso in viale Croce Rossa a Palermo.

Ninni Cassarà era il vicedirigente della Squadra mobile di Palermo ed era  riconosciuto come uno dei migliori investigatori della Polizia del capoluogo siciliano . Aveva guidato insieme ai colleghi americani l’operazione denominata “Pizza Connection” che aveva portato all’arresto di decine di mafiosi  tra Italia e Stati Uniti e guidato molte operazioni contro la mafia, insieme al suo amico e stretto collaboratore Beppe Montana ( assassinato dalla mafia il 28 Luglio ) ,   sotto il coordinamento del pool antimafia della procura di Palermo.

Intorno alle 14,30 del 6 Agosto il vicequestore Cassarà stava facendo rientro a casa, in Viale Croce  Rossa a Palermo, insieme a tre collaboratori della propria sezione,  uno dei quali era l’agente Roberto Antiochia, il quale, pur prossimo al  trasferimento per Roma,  dopo l’omicidio del commissario Montana   aveva deciso di rimanere accanto al proprio dirigente. Quando l’Alfetta blindata con i quattro poliziotti entrò nel cortile del palazzo dove abitava il vicequestore Cassarà, dall’ammezzato di un edificio vicino, le cui finestre  davano sul cortile interno una decina di mafiosi armati di Kalashnikov fecero fuoco. Il vicequestore Cassarà e l’agente Antiochia morirono sul colpo, falciati da decine di proiettili. Un terzo agente venne gravemente ferito. Il quarto agente, l’assistente Natale Mondo,  si salvò per miracolo riparandosi sotto alla vettura.

Almeno tre degli assassini vennero eliminati dalla mafia negli anni successivi, altri vennero arrestati e condannati all’ergastolo per l’assassinio di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia.

I mandanti del delitto vennero arrestati negli anni successivi ed attualmente stanno scontando l’ergastolo.

L’Assistente Natale Mondo, sfuggito alla morte insieme a Cassarà e Antiochia venne assassinato dalla mafia il 14 Gennaio 1988.

Il vicequestore Ninni Cassarà era sposato e padre di due figli.

L’agente Roberto Antiochia avrebbe dovuto sposarsi pochi mesi dopo. Per onorarne la memoria la Scuola POL.G.A.I di Pescara è stata intitolata al suo nome.

 

 

 

10 boss a giudizio

 

 

AGRIGENTO - Il gup Mario Conte ha rinviato a giudizio il boss di Agrigento Salvatore Fragapane e altri nove affiliati del suo clan, tutti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa e omicidi. Il processo comincerà davanti alla seconda Corte d'assise di Agrigento il prossimo 22 febbraio. Ieri, altri quindici imputati dello stesso procedimento, tra cui quattro pentiti, nel corso dell'udienza preliminare hanno chiesto il rito abbreviato col parere favorevole dei pm Gianfranco Scarfò e Fernando Asaro. I collaboratori sono: Maurizio Di Gati, Beniamino Di Gati, Ignazio Gagliardo e Luigi Putrone. Il gup ha fissato il rito abbreviato per il 10 gennaio 2008.

22/11/2007

07:06 PM - Thursday 22 November 2007 - Invia un commento

 

Il silenzio dei boss Lo Piccolo

 

Salvatore e Sandro Lo Piccolo fanno retromarcia e rinunciano a parlare in aula. Al presidente della quarta sezione del tribunale, Anna Maria Fazio, che chiede loro se intendono sottoporsi all'esame dei pm Nico Gozzo, Gaetano Paci e Anna Maria Picozzi, i due boss, collegati in videconferenza rispondono negativamente. "Non intendo rispondere" dice Salvatore Lo Piccolo. Image

"Non intendo rispondere nemmeno io", gli fa eco Sandro. Poi quest'ultimo parla per telefono con il suo difensore, l'avvocato Alessandro Campo, che si alza in piedi e chiede la revoca dell'isolamento per i due, in arresto dallo scorso 5 novembre. "Sono in isolamento - dice l'avvocato - dal giorno dell'arresto". Il presidente risponde di sì. "Nulla osta, non abbiamo problema a revocare l'isolamento - dice la Fazio - salvo sentenze definitive o altri procedimenti".

Sandro e Salvatore Lo Piccolo, appena arrivati nelle postazioni separate, si sono scambiati un bacio a distanza, guardandosi attraverso le telecamere, poi hanno seguito l'udienza in silenzio e con attenzione. I due indossano ancora gli abiti del giorno dell'arresto. Sandro appare leggermente dimagrito, Salvatore sfoggia una folta barba bianca. Entrambi portano un pesante giubbotto scuro. L'udienza è stata rinviata al 29 novembre.

E intanto i giudici palermitani hanno condannato all'ergastolo i boss Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento per l'omicidio di un imprenditore. La Corte d'Assise ha invece assolto per insufficienza di prove Antonino Madonia. L'imprenditore edile Ignazio Di Giovanni fu ucciso nell'ottobre 1976 a San Cipirello perche' si era accaparrato in subappalto una fetta dei lavori di costruzione della strada Palermo-Sciacca che faceva gola a Cosa nostra.

 

 

In aula anche una troupe televisiva di Al Jazeera.

 Una decina di telecamere ed una folla di giornalisti ha assiepato l'aula della quarta sezione del Tribunale di Palermo, dove questa mattina si è tenuta l'udienza del processo alla mafia di S. Lorenzo. Presenti anche una troupe televisiva dell'emittente araba Al Jazeera ed i familiari di molti detenuti. L'attesa è stata però delusa, visto che i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo hanno deciso in extremis di non aprire bocca.

Padre e figlio, arrestati il 5 novembre scorso in un blitz alle porte di Palermo, erano collegati in videoconferenza dal carcere milanese di Opera, ma hanno conferito soltanto con gli avvocati difensori.

 

07:00 PM - Thursday 22 November 2007 - Invia un commento

 

OPERAZIONE SCIACALLO - ARRESTO DI LO PICCOLO

VIDEO  MAFIA

OPERAZIONE SCIACALLO

"http://www.youtube.com/v/WgTUtkOQOpk&rel=1"

 

 

 

AGRIGENTO - I magistrati della Procura di Agrigento hanno disposto il fermo di quindici persone accusate di essere i componenti di un'organizzazione che gestiva lo spaccio di stupefacenti, le estorsioni e prestava somme di denaro a commercianti e imprenditori con tassi da usura.

I provvedimenti sono stati eseguiti a Licata e Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, usura, estorsione, spaccio di stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi e danneggiamenti a mezzo incendio. L'operazione è stata denominata "Sciacallo".

C'è anche una donna di 80 anni, Vincenza Cellura, vedova dello storico capomafia di Licata Paolo Greco, nella banda di presunti usurai fermati oggi su ordine della Procura di Agrigento. Erano decine i commercianti e gli imprenditori dell'Agrigentino che si rivolgevano all'organizzazione criminale, che prestava denaro a tassi che arrivavano anche al 360%.

Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche disposte dai pm Luca Sciarretta e Adriano Scudieri, che hanno coordinato l'inchiesta, è emerso che l'anziana si occupava attivamente degli affari dell'organizzazione facendo da tramite tra i componenti. La donna, che è ai domiciliari, è la madre di Antonino Greco, anche lui fermato.

 


Secondo gli investigatori, due bande avrebbero gestito il giro di prestiti a strozzo nella zona: quella dei Greco e quella capeggiata da Salvatore Alabiso, condannato per mafia nel 1990. L'inchiesta è cominciata alla fine del 2005 e ha portato alla luce un giro d'affari milionario. Decine le vittime, per lo più commercianti ed imprenditori, costretti a rivolgersi all'una o all'altra organizzazione per fare fronte ai debiti.

Solo alcune delle persone offese hanno ammesso di avere fatto ricorso ai prestiti e di avere subito intimidazioni e minacce dai fermati quando ritardavano i pagamenti. Le indagini sono state condotte da polizia e carabinieri che hanno sequestrato diversi conti correnti e stanno effettuando perquisizioni.

Un'altra brillante operazione è stata condotta nella provincia di
Caltanissetta. Le estorsioni imposte agli imprenditori del nisseno e il "pizzo" fatto pagare ai commercianti di Gela emergono dall'indagine, che ha portato all'esecuzione di 14 ordini di custodia cautelare in carcere.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Caltanissetta e hanno riguardato cinque persone a piede libero, che sono state arrestate, mentre ad altre nove l'ordinanza è stata notificata in carcere.

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi da fuoco. L'inchiesta mette in luce l'oppressione delle cosche della "stidda gelese" e dei boss di Cosa nostra su imprenditori e commercianti costretti a pagare il pizzo.

Queste le persone arrestate nell'ambito dell'operazione coordinata dalla Dda di Caltanissetta:

ALABISO Salvatore, nato a Licata  il 25.08.1958, già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso,  ex sorvegliato speciale della P.S.;

GRECO POLITO Gaetano,  nato  a Licata il 18.11.1946, pregiudicato;

DAINOTTO Bernardo, nato a Licata il 02.06.1954, pregiudicato, già sorvegliato speciale della P.S.;

CASSARO Luigi, nato a Licata  il 31.07.1968, incensurato;

CATANIA Salvatore, nato ad Agrigento il 03.08.1955, incensurato;

GRECO Antonino, nato a Licata il 28.04.1970, pregiudicato, in atto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari nell’ambito di altro procedimento penale;

MAROTTA Giuseppe, nato a Licata  il 14.05.1978, con pregiudizi di Polizia;

GRECO Domenico, nato a Licata il 04.04.1959, con pregiudizi di Polizia;

GRECO Angelo, nato a Licata il 30.03.1950, pregiudicato;

CANNISTRARO Stefania, nata a Palermo il 21.02.1978, con pregiudizi di Polizia;

CELLURA Vincenza, nata a Licata il 23.11.1928;

MONTANA Luciano, nato a Licata il 01.07.1975, con pregiudizi di Polizia;

RALLO Carmelo, nato ad Agrigento il 30.12.1971, con pregiudizi di Polizia;

12:06 PM - Jul. 26, 2008 - Invia un commento

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Descrizione
Questa “sporcizia” a sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , a preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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