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2008-01-16 09:27

 

MAFIA: ARRESTATO FIGLIO BOSS SANDRO LO PICCOLO

PALERMO - La Polizia di Stato ha arrestato anche Calogero Lo Piccolo, figlio del boss mafioso Salvatore. L'uomo ¨¨ coinvolto nell'operazione 'Addio Pizzo', che ha portato gli agenti della Squadra Mobile ad eseguire 39 provvedimenti. Secondo l'accusa, Calogero Lo Piccolo sarebbe stato il reggente del mandamento mafioso subito dopo l'arresto del padre avvenuto il 5 novembre scorso dopo una lunga latitanza vissuta insieme all'altro figlio, Sandro, anche lui arrestato e gi¨¤ condannato all'ergastolo. I riferimenti a Calogero Lo Piccolo sono contenuti in moltissimi 'pizzini' trovati al capomafia al momento dell'arresto.

ARRESTO PRESUNTI FAVOREGGIATORI LATITANZA LO PICCOLO
La polizia ha individuato e arrestato stamani anche molte persone che secondo le indagini avevano favorito in questi ultimi anni la latitanza dei boss mafiosi Sandro e Salvatore Lo Piccolo. I provvedimenti rientrano nell'operazione "Addio pizzo" che ¨¨ condotta in queste ore dalla Squadra mobile di Palermo. Gli elementi raccolti dagli investigatori hanno anche consentito di identificare i vettori dei "pizzini" dei Lo Piccolo, ma anche i nuovi vertici operativi dei mandamenti mafiosi di San Lorenzo e Porta Nuova e delle famiglie di Partanna, Cruillas ed Altarello che sarebbero in mano ai rampolli di esponenti mafiosi gi¨¤ arrestati in precedenti operazioni di polizia.

AUTISTA GESIP TRA PRESUNTI FAVOREGGIATORI LO PICCOLO
Fra le persone che hanno favorito la latitanza del boss mafioso Salvatore Lo Piccolo c'¨¦, secondo gli inquirenti, anche un dipendente della Gesip spa, la societ¨¤ mista partecipata dal Comune di Palermo per la gestione e la manutenzione degli impianti pubblici. Si tratta di Gerardo Parisi, 40 anni incensurato, che era l'autista del presidente della societ¨¤, l'avvocato Claudio Gallina Montana. Questo particolare emerge dall'inchiesta della polizia. Parisi, in diverse occasioni, avrebbe favorito il capomafia latitante, tenendo contatti anche con altri indagati coinvolti nell'indagine per la cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, bloccati dalla polizia il 5 novembre scorso in una villetta di Giardinello, a una decina di chilometri da Palermo.

 

 

08:46 AM - Wednesday 23 January 2008 - commenti {2} - Invia un commento

2007 Un anno straordinario per i Carabinieri

 

 

 

 

 

 

 

L’anno appena trascorso, i colpi mortali alla mafia agrigentina, le operazioni piu’ importanti, la volonta’ di riscatto degli imprenditori vittime della criminalita’.

(Angelo Ruoppolo)
 
9 gennaio, due colpi di fucile. Primo omicidio. Santo Stefano di Quisquina, Giuseppe Palumbo, 36 anni, uccide lo zio, Stefano Palumbo, 71 anni.
29 gennaio, e’ ufficiale: si pente anche Beniamino Di Gati, 41 anni, di Racalmuto, fratello di Maurizio Di Gati.
11 febbraio, altri pentiti di mafia. Collaborano con i magistrati Giuseppe Vaccaro, 37 anni, e Pietro Mongiovi’, 48 anni, entrambi di Sant’Angelo Muxaro. Mongiovi’ si impicca in un carcere del Veneto il 23 aprile.
18 febbraio, Agrigento, via Callicratide, una ragazza belga di 24 anni tenta di uccidere il figlio neonato accoltellandolo.
6 marzo, maxi operazione anti mafia. La “Camaleonte”. 21 arresti. E’ un colpo violento contro il clan del Capo Provincia di Cosa nostra, Giuseppe Falsone.
4 aprile, secondo omicidio. A Naro. Tito Piraino, 47 anni, muore vittima di 6 coltellate.
3 maggio, parla il pentito Luigi Putrone e svela gli omicidi di Antonio Di Caro di Canicatti’ ed Antonio Costanza di Favara. 8 arresti.
15 giugno, terzo omicidio. A Palma di Montechiaro. 3 colpi di pistola contro un pensionato di 82 anni, Domenico Pace.
2 luglio, quarto omicidio. Menfi. Ucciso a colpi di pistola e bruciato. La vittima e’ Filippo Mezzapelle, 42 anni.
27 luglio, ad Agrigento e’ scoperto il cadavere di Maurizio Zappino, 33 anni, di Grotte.
3 luglio, quinto omicidio, anzi suocericidio, a Racalmuto. Luigi Gagliardo, 49 anni, spara e uccide la suocera Salvatrice Chiodo, 77 anni.
12 luglio, operazione “Sicania 2”. Mafia e 5 omicidi. 10 arresti tra Santa Elisabetta, Raffadali, Sant'Angelo Muxaro, Racalmuto e Grotte.
30 luglio, operazione “Domino 2”. I pentiti Putrone, Di Gati e Gagliardo. 24 arresti per mafia ed omicidi tra Agrigento, Grotte, Sciacca, Racalmuto, Santa Elisabetta e Porto Empedocle.
29 ottobre, operazione ‘’Marna’’. 13 arresti, tra Porto Empedocle, Realmonte e Siculiana. E’ terra bruciata attorno al superlatitante di Porto Empedocle, Gerlandino Messina. Alle indagini collaborano anche numerosi imprenditori vittime del pizzo. E’ una svolta storica.

 

11:21 PM - Thursday 20 December 2007 - commenti {2} - Invia un commento

MAFIA: PRESO IL 'CASSIERE' DI MESSINA DENARO

Preso il re dei supermarket, era nei pizzini di Provenzano



CASTELVETRANO (TRAPANI) - È considerato il re dei supermercati in Sicilia, ma anche uno dei più facoltosi imprenditori dell'isola che però sarebbe stato "nelle mani" del boss latitante Matteo Messina Denaro. Così Giuseppe Grigoli, 58 anni, di Castelvetrano (Trapani), è stato arrestato stamani per concorso esterno in associazione mafiosa.

La grande distribuzione alimentare che ha realizzato in Sicilia sarebbe stata per la mafia una forma di finanziamento per le casse di Cosa nostra, ma anche un modo con il quale i boss locali in cui venivano aperti i supermercati potevano anche offrire lavoro a persone loro vicine. In questo modo la mafia ha continuato a sostituirsi alla sana imprenditoria, conquistandosi il favore della gente.

A svelare i meccanismi economici-criminali che starebbero dietro la gestione del marchio Despar da parte di Grigoli nelle province di Agrigento, Trapani e Palermo, sono stati i pizzini trovati nel covo di Bernardo Provenzano il giorno del suo arresto. Si tratta di lunghe lettere che gli erano state inviate da Messina Denaro in cui spiegava che dietro la società di Grigoli c'era lui. I

l boss trapanese chiariva al padrino corleonese il modo con il quale la mafia guadagnava grosse somme di denaro. Ma illustrava anche i problemi che incontrava nelle varie zone, come in quella di Agrigento, dove la Despar ha aperto 40 punti vendita. E i capimafia della zona tentavano di imporre il pizzo o non pagavano la merce che veniva loro fornita.

Il provvedimento cautelare è stato emesso su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Roberto Piscitello, Costantino De Robbio, Marzia Sabella e Michele Prestipino, coordinati dagli aggiunti Giuseppe Pignatone e Roberto Scarpinato, ed è stato eseguito da agenti della squadra mobile di Trapani, Palermo e Agrigento.

Grigoli è indagato insieme al latitante Matteo Messina Denaro, per il quale il gip ha emesso un nuovo ordine di arresto. La società di Grigoli la "Gruppo 6 G.D.O. s.r.l.", che gestiva i supermercati, è stata sequestrata, ed il suo valore ammonta a circa 200 milioni di euro.

Secondo le dichiarazioni rese di recente dal collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, "Grigoli e Messina Denaro erano la stessa cosa". "La vicenda evidenzia - spiega il capo della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares - come la mafia abbia gestito i supermercati Despar a Trapani e Agrigento. Al di là di ogni accertamento di responsabilità penale, così come è stata letta dagli investigatori attraverso i pizzini trovati a Provenzano, ci dà il modello imprenditoriale criminale che la Confindustria deve contrastare in Sicilia".

Il ruolo di Provenzano, considerato come mediatore degli affari dei boss di Cosa nostra, è stato evidenziato dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone che ha sottolineato l'importanza dei dati trovati nel covo del padrino a Montagna dei cavalli, in base ai quali "si è potuti arrivare ad individuare l'aspetto economico-criminale dei mafiosi".

 

 

Preso il boss dei supermarket

TRAPANI - I boss mafiosi avrebbero gestito nella Sicilia occidentale la grande distribuzione alimentare mettendo le mani anche sui supermercati. In base a queste ipotesi la polizia di Stato ha arrestato uno dei più importanti imprenditori dell'Isola nel campo alimentare, Giuseppe Grigoli, di 58 anni, originario di Castelvetrano (Trapani), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il provvedimento cautelare è stato emesso su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Roberto Piscitello e Michele Prestipino, ed è stato eseguito da agenti della squadra mobile di Trapani, Palermo e Agrigento.

Grigoli è indagato insieme al latitante Matteo Messina Denaro, per il quale il gip ha emesso un nuovo ordine di arresto perché ritenuto uno dei beneficiari occulti dell'attività.

Grigoli è il gestore esclusivo del marchio Despar per tutti i comuni delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento. Per gli inquirenti ha messo a disposizione di Cosa nostra trapanese i propri mezzi e le risorse nel settore della grande distribuzione alimentare in cui Grigoli opera attraverso la società 'Gruppo 6 G.D.O. s.r.l.', per la quale il gip ha ordinato il sequestro preventivo, eseguito dalla Dia.

L'imprenditore Giuseppe Grigoli risulta agli investigatori legato al boss latitante Matteo Messina Denaro da un indiscutibile legame fiduciario che farebbe riferimento alla gestione di rilevantissimi interessi economici di cui avrebbe beneficiato Cosa nostra.

L'impianto accusatorio si basa, in particolare, sul contenuto di alcuni "pizzini" trovati nel covo di Bernardo Provenzano il giorno del suo arresto, che erano stati inviati al padrino corleonese dal Matteo Messina Denaro e Giuseppe Falsone, entrambi ricercati, rispettivamente rappresentanti della provincia di Trapani e Agrigento. I due boss chiariscono al vertice di Cosa nostra i motivi per i quali nel territorio agrigentino e corleonese sono stati aperti i supermercati con il marchio Despar.

Secondo le dichiarazioni rese di recente dal collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, "Grigoli e Messina Denaro erano la stessa cosa".

E perquisizioni sono in corso negli uffici dei supermercati con il marchio Despar che sono stati sequestrati stamani su ordine del gip di Palermo, Donatella Puleo, nell'operazione denominata "Mida".

"La vicenda evidenzia - spiega il capo della Squadra mobile di Trapani, Giuseppe Linares, che ha seguito l'inchiesta insieme ai colleghi di Palermo e Agrigento - come la mafia abbia gestito i supermercati Despar a Trapani e Agrigento. Al di là di ogni accertamento di responsabilità penale, così come è stata letta dagli investigatori attraverso i pizzini trovati a Provenzano, ci dà il modello imprenditoriale criminale che la Confindustria deve contrastare in Sicilia".

Un avviso di garanzia è stato notificato dalla polizia anche al procuratore speciale dell'azienda sequestrata nell'ambito dell'operazione "Mida". Si tratta di Franco Messina, di 58 anni, abitante a Castelvetrano (Trapani). L'uomo è procuratore speciale del "Gruppo 6 G.D.O", che gestisce i supermercati con il marchio Despar, posto sotto sequestro perché ritenuta una società a disposizione del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro. Il valore dei beni sequestrati dalla Dia hanno un valore complessivo di circa 200 milioni di euro.


I provvedimenti sono stati disposti dal gip di Palermo, Donatella Puleo, su richiesta dei sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia, Michele Prestipino, Marzia Sabella, Roberto Piscitello e Costantino De Robbio, coordinati dai procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Roberto Scarpinato.

20/12/2007

 

 

SEQUESTRATI 200 MILIONI DI EURO

 

 

Palermo - Uno dei maggiori imprenditori siciliani della distribuzione alimentare e' stato arrestato dalla polizia con l'accusa di essere stato il braccio finanziario della mafia trapanese capeggiata da Matteo Messina Denaro, l'ultimo boss storico di Cosa Nostra ancora latitante. L'uomo, Giuseppe Grigoli, 58 anni, e' stato bloccato a Castelvetrano (Trapani) nel corso di un'operazione in cui sono stati sequestrati beni a lui riconducibili per un valore di 200 milioni di euro. L'accusa e' di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip di Palermo, su richiesta dei sostituti procuratori della Dda Roberto Piscitello e Michele Prestipino, ha emesso ordine di custodia oltre che per Grigoli anche per Messina Denaro. L'operazione, denominata "Mida" e' stata eseguita dalle squadre mobili di Palermo, Trapani e Agrigento, dal Servizio centrale operativo e della Dia, che ha curato in particolare il sequestro patrimoniale. Grigoli e' concessionario esclusivista della Despar per la Sicilia occidentale e a lui fa capo una catena di supermercati del marchio. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato in realta' un prestanome di Messina Denaro. 20 dicembre

 

Elenco dei latitanti di massima pericolosità

 

Direzione Centrale della Polizia Criminale - Elenco dei latitanti di massima pericolosità facenti parte del "Programma Speciale di Ricerca"

 

ELENCO DEI LATITANTI DI MASSIMA PERICOLOSITA' FACENTI PARTE
DEL "PROGRAMMA SPECIALE DI RICERCA" SELEZIONATI DAL
GRUPPO INTEGRATO INTERFORZE (G.I.I.R.L.)
L'iniziativa è volta a stimolare lo spirito di collaborazione della collettività
con le Forze di Polizia nel settore della ricerca di pericolosi malviventi.

 

 

11:1

Badalamenti Vito
BADALAMENTI VITO

barbaro_carmelo_small
BARBARO CARMELO  
 

CONDELLO DOMENICO


CONDELLO PASQUALE

  strangio_giovanni_small
STRANGIO GIOVANNI

Latitante Coluccio Giuseppe 
COLUCCIO GIUSEPPE

 
CRIACO PIETRO

CUBEDDU ATTILIO

DE STEFANO GIUSEPPE
Latitante Bosti Patrizio
BOSTI PATRIZIO
    
FALSONE GIUSEPPE


IOVINE ANTONIO


LICCIARDI VINCENZO
giorgi_giuseppe_small
GIORGI GIUSEPPE 
di_lauro_marco_small
DI LAURO MARCO 

MESSINA DENARO MATTEO
 
MESSINA GERLANDINO

MICELI SALVATORE
 
MOTISI GIOVANNI

PELLE SEBASTIANO
Latitante Nicchi Giovanni
NICCHI GIOVANNI
 
RACCUGLIA DOMENICO

RUSSO PASQUALE


RUSSO SALVATORE


SCOTTI PASQUALE
 
TEGANO GIOVANNI

VARANO MICHELE ANTONIO


ZAGARIA MICHELE


PELLE ANTONIO

6 PM
- Tuesday 18 December 2007 - Invia un commento

 

Napoli: manette a Contini, superlatitante della camorra

 

 

NAPOLI (Reuters) - Un latitante ritenuto figura di primo piano della camorra è stato arrestato ieri sera vicino a Napoli, dopo anni di latitanza. Lo hanno riferito le forze dell'ordine.

Edoardo Contini 52 anni, considerato dagli inquirenti boss dell'omonimo clan che fa parte dell'alleanza di Secondigliano, rientrava nell'elenco dei trenta ricercati ritenuti più pericolosi.

Latitante da sette anni, Contini è stato catturato in una villa a Casavatore, piccolo comune poco distante da Secondigliano.

"Edoardo Contini era diventato forse il boss più pericoloso a Napoli", ha commentato in una nota il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Era oltre un anno che seguivamo le sue tracce, ora non potrà più nuocere".

Secondo il ministro, il suo arresto "è un ennesimo tassello dell'offensiva che abbiamo lanciato contro la criminalità organizzata. E altri ne seguiranno molto presto. A Napoli, come in Sicilia e in Calabria. Abbiamo detto che li prenderemo uno ad uno. Lo stiamo facendo. Continueremo a farlo".

L'arresto avviene dopo una serie di importanti colpi contro la mafia siciliana, tra cui la cattura lo scorso mese del "capo dei capi" della mafia siciliana, Salvatore Lo Piccolo, dopo circa 25 anni di fuga.

Secondo una nota diffusa dalla polizia, Contini è considerato il "capo" indiscusso dell'omonimo clan camorristico operante nei quartieri del capoluogo campano San Carlo, Vasto, Mercato e Poggioreale, massimo esponente della direzione strategica del cartello camorristico "Alleanza di Secondigliano".

Nel 1996, con sentenza definitiva, era stato condannato per il delitto di associazione mafiosa.

Gli investigatori hanno raccontato di avere trovato nell'abitazione un gran numero di pezzetti di carta, conosciuti come "pizzini", usati per mandare messaggi in codice ai suoi luogotenenti.

 

 

ARRESTO CONTINI:FORGIONE,PUNTO IMPORTANTE A FAVORE STATO

"Con questo arresto lo Stato segna un punto importante a proprio favore nella lotta contro le organizzazioni camorriste che ogni giorno cercano di continuare ad imporre il loro regime violento sul territorio napoletano. Contini ha costruito uno dei cartelli piu' pericolosi e violenti ed averlo arrestato e' un successo che dimostra che in tutti i territori la caccia ai latitanti va avanti con grande impegno degli investigatori". Lo dice Francesco Forgione, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia nel fare i complimenti agli uomini dello SCO e della squadra mobile di Napoli della Polizia di Stato per l'arresto di Edoardo Contini. "Spero che questo - prosegue Forgione - contribuisca a far crescere una vera ribellione di tutti i napoletani contro questi clan che insanguinano le loro strade.".

 

 

CAMORRA/ CHI E' EDUARDO CONTINI, SUPERBOSS ARRESTATO A NAPOLI

Nota Ps: capo indiscusso del suo clan, leader nel narcotraffico

Roma, 15 dic. (Apcom) - Eduardo Contini, superboss latitante catturato ieri sera dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, è considerato il "capo" indiscusso dell'omonimo clan camorristico operante nei quartieri del capoluogo campano San Carlo, Vasto, Mercato e Poggioreale. Secondo una nota della Polizia di Stato, è, inoltre, il massimo esponente della direzione strategica del cartello camorristico "Alleanza di Secondigliano", composta anche dalle famiglie Licciardi, Mallardo, Lo Russo e Bocchetti.

Nel 1996, con sentenza irrevocabile, era stato condannato per il delitto di associazione mafiosa, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dall'Autorità giudiziaria partenopea che delineò l'esistenza dell'alleanza tra il clan "Contini" - operante nei quartieri San Carlo, Vasto, Mercato e Poggioreale di Napoli - e le consorterie camorriste facenti capo, rispettivamente, ai boss Licciardi Vincenzo ed ai fratelli Francesco e Giuseppe Mallardo, operanti nel settore nord - occidentale del capoluogo campano ed egemoni nei settori criminali delle estorsioni, della distribuzione delle sostanze stupefacenti e delle scommesse clandestine.

Irreperibile dal 2000, è inserito nell'elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità stilato dal Ministero dell'interno. Considerato l'ispiratore delle nuove e più agguerrite dinamiche imprenditoriali della camorra, ha costituito, nel corso degli anni, un vero e proprio impero economico che ha continuato a gestire con ferrea determinazione anche nel corso della latitanza, avvalendosi di un vasto giro di alleanze con altri esponenti apicali delle organizzazioni criminali campane. E', altresì, ritenuto uno dei principali organizzatori del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nonché punto di riferimento delle attività estorsive sul territorio napoletano.

Tra i provvedimenti restrittivi di cui la Polizia di Stato informa che è stato oggetto, si annoverano un Ordine di esecuzione cumuli pena nr. 110/05 del 2.3.2005, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, per i delitti di associazione mafiosa ed estorsione, dovendo espiare anni 20, mesi 11 e gg. venticinque 25 di reclusione. Il presente provvedimento sostituisce quello p.n. emesso in data 11/12/2002. Una Ordinanza di custodia cautelare in carcere nr. 350/2004 R.G., emessa il 13.7.2004 dalla Corte di Assise del Tribunale di Napoli per i delitti di omicidio, associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, riciclaggio ed altri gravi reati. Contini deve inoltre essere sottoposto alla Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Napoli per anni 5 ai sensi della normativa antimafia. Il superboss annovera infine numerosi precedenti di polizia per i delitti di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro ed altri gravi reati.

10:21 AM - Sunday 16 December 2007 - Invia un commento

Ciao

Ciao complimenti per il tuo blog.
mi spiace per le persone che hai perso,ma sono felice per te che sei sopravvissuto,in modo che attraverso te si possa ancora sperare che il bene è piu' forte del male sempre anche quando tutto sembra andare per il verso sbagliato.

daniela - 12:42 AM - Monday 17 December 2007 - Edit - Delete

X Daniela

Grazie per i complimenti e per la tua sensibilità.
In effetti attraverso me sperano in tanti....moltissimi si disperano ma io gli auguro che si sparino....o che si impicchino come ha già fatto qualcuno accettando i miei saggi consigli.
Il bene è molto più forte del male bisogna crederci e lottare, ed io sono uno di questi......anche se tante cose come dici tu sembrano andare per il verso sbagliato.
Cordiali saluti
Angelo

Angelikus - 08:16 PM - Tuesday 18 December 2007 - Edit - Delete

Mafia: vedova Montinaro "non esiste la parola perdono"

 

 

21:38:52 (ITALPRESS) - "Certo che aveva paura e diceva che se fosse accaduto qualcosa non sarebbero arrivati ad armi pari. Diceva che l'avrei raccolto con il cucchiaino; e cosi' e' stato". Queste sono le parole amare di Tina Montinaro, moglie del capo scorta di Giovanni Falcone, Antonio Montinaro, morto nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Raggiunta dai microfoni di Verissimo, a Palermo, dove ha deciso di restare nonostante il dolore e le difficolta', Tina Montinaro, ricorda suo marito: "Antonio era un uomo normale, non era un eroe, era un poliziotto che aveva fatto le sue scelte. Quel giorno non era di turno, chiese lui un cambio perche' voleva andare a prendere Falcone". Un uomo normale che pero' sapeva benissimo di correre rischi altissimi. In una lettera scritta pochi giorni prima di morire, Antonio, come in un triste presagio, dice: "La paura e' una cosa che abbiamo tutti: chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange; e' la vigliaccheria che non si capisce. Per uno sposato la paura si gestisce in virtu' della propria famiglia. Si ha paura di lasciarli soli, si ha paura di non avere la capacita' di morire per una ragione valida". I figli di Antonio a quel tempo avevano 4 anni uno e 1 anno l'altro, ma, proprio in onore del loro papa' che li aveva salutati dicendo ci vediamo piu' tardi, Tina ha deciso di portarli al suo funerale. Tina Montinaro e' una donna forte, l'ultima battaglia condotta da lei e da tutti i familiari delle stragi che portano il marchio di cosa nostra e' quella di mettere sullo stesso piano le vittime di mafia e quelle del terrorismo. Inoltre, si batte perche' la scorta sia ricordata con i nomi delle persone che la componevano:"E' stato triste - spiega - per anni sentirli chiamare gli agenti della scorta.

 

 

Avevano un nome, un cognome e una famiglia a casa che li aspettava". Un lavoro alla Regione, due figli ormai cresciuti ma, dopo 15 anni, Tina non si sente ancora in grado di perdonare chi le ha portato via il marito: "Non esiste la parola perdono. Non puo' esserci e me ne convinco sempre di piu' ogni volta che guardo i miei figli. Sono tranquilli, ma so che gli e' mancato qualcosa".

 

07:19 PM - Saturday 8 December 2007 - Invia un commento

 

12:18 PM - Jul. 26, 2008 - Invia un commento

CATANIA - OPERAZIONE 'PLUTONE'. SONO 70 LE PERSONE ARRESTATE

MAFIA VIDEO CLIPS

BOSS-KILLER-PENTITI-LATITANTI

 

http://it.youtube.com/watch?v=qjtyCCm0Ivw

 

 

"http://www.youtube.com/v/kMmmRsSdcjY"

 

 

 

CATANIA - Carabinieri del comando provinciale di Catania hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 70 presunti appartenenti a Cosa nostra. I reati ipotizzati a vario titolo sono associazione mafiosa, estorsioni, rapine e traffico di sostanze stupefacenti.

L'inchiesta, coordinata dalla Dda della Procura etnea, ha portato anche all'arresto, tra gli altri, di Vincenzo Santapaola, figlio del capomafia ergastolano Benedetto. Le indagini dei militari dell'Arma hanno permesso di accertare collegamenti della 'famiglia' catanese con cosche calabresi e con il clan di Bernardo Provenzano.

Durante l'operazione, denominata Plutone, è stato trovato un libro mastro, che riporta estorsioni e stipendi agli affiliati; sono state sequestrate armi, cocaina e marijuana; è stata fatta luce su 16 rapine, alcune delle quali commesse anche fuori dalla Sicilia; e sono state scoperte sei estorsioni. Le indagini hanno anche evidenziato anche gli interessi di Cosa nostra su grossi progetti imprenditoriali. I particolari dell'operazione saranno resi noti durante un incontro con i giornalisti nella sala stampa della Procura della Repubblica di Catania.


 


Vincenzo Santapaola, 38 anni, figlio maggiore del capomafia Benedetto, è stato arrestato dai carabinieri di Catania per associazione mafiosa. Il figlio del capo di Cosa nostra a Catania, obiettivo negli anni scorsi del boss Vito Vitale, che lo voleva eliminare nell'ambito di una faida interna alla mafia siciliana, fu fermato per la prima volta nel dicembre del 1992, assieme al fratello Francesco, di tre anni più piccolo. Ma i due furono scarcerati dal Tribunale del riesame.

Un anno dopo, destinatario di un ordine di arresto per Orsa maggiore, si rese irreperibile, e fu catturato il 14 gennaio del 1994. Fu rimesso in libertà il 27 dicembre 1997. Fu nuovamente arrestato l'8 agosto 1999 nel quadro dell'inchiesta Orione 2, un'indagine che fece luce su contrasti interni a Cosa nostra sfociati in una sanguinosa faida tra i 'falchi' legati ai Corleonesi, fautori della stagione delle stragi, e le 'colombe' guidate da Benedetto Santapaola, che era contrario alla strategia del terrore di Totò Riina. Rimesso in libertà fu arrestato nel 2006 e da poco era stato scarcerato. In passato, tra l'altro, è stato assolto dall'accusa di avere ucciso il giornalista Giuseppe Fava.

Ci sono anche tre donne e il 'killer delle carceri', Antonino Faro, tra gli arrestati dell'operazione Plutone eseguita dai carabinieri di Catania nei confronti di 70 presunti appartenenti a Cosa nostra. I militari dell'Arma, infatti, hanno arrestato anche Angela La Rosa, moglie del reggente del gruppo Santapaola, Alessandro Strano, detenuto; Patrizia Scriffignano e Iolanda Di Grazia, rispettivamente moglie e sorella dell'ergastolano Francesco Di Grazia, 'uomo d'onore' della 'famiglia' di Catania, anch'egli raggiunto dal provvedimento restrittivo. Secondo l'accusa avrebbero avuto un ruolo di collegamento con la cosca.

L'ergastolano Antonino Faro, indicato come organico al gruppo del rione Montepo, è salito agli onori della cronaca per avere ucciso, mangiandogli anche il fegato, il boss Francis Turatello. L'omicidio avvenne il 17 agosto nel 1987 nel carcere Bad 'e Carros di Nuoro, e il mandante, per l'accusa, fu un altro catanese, Vincenzo Andraous, anche lui ergastolano, che adesso scrive saggi e poesie in carcere. Un fratello di Faro, Massimo, di 17 anni, fu ucciso il 3 marzo del 1991 durante una sparatoria con i carabinieri a nel rione Montepo a Catania.

L'operazione Plutone si è avvalsa di attività investigative dei carabinieri, coordinati dalla Dda della procura di Catania, e delle dichiarazioni di un 'pentito' recente, Mario Calabria, che collabora con la giustizia dopo il suo arresto per detenzione di armi e droga.

Il libro 'mastro' sequestrato dai carabinieri riporta estorsioni compiute dal gruppo mafioso dei rioni Lineri e San Giorgio di Catania, un'agguerrita frangia della 'famiglia' Mangion-Ercolano, che gli investigatori definiscono "in forte ascesa" nella Cosa nostra etnea e guidato da Pietro Crisafulli, detenuto per l'omicidio di Domenico La Spina.

Tra i destinatari dell'ordinanza cautelare ci sono anche personaggi di spicco di Cosa nostra di Catania come: Aldo Ercolano, figlio del capomafia Sebastiano, e nipote di Benedetto Santapaola, del quale era considerato l'"alter ego"; Francesco Napoli, nipote di Salvatore Ferrera detto 'Cavadduzzu'; e il superlatitante Santo La Causa. Le indagini hanno confermato la frattura all'interno di Cosa nostra a Catania che portò, il 30 settembre scorso, all'uccisione di Angelo Santapaola, cugino del boss Benedetto. L'inchiesta non tratta omicidi.

 

Amato: "Prenderemo i boss uno ad uno"

ROMA - Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, si è congratulato con l'Arma dei Carabinieri e la magistratura "per la brillante operazione che ha portato all'arresto di numerosi esponenti di spicco della mafia siciliana". "Altri pericolosi boss sono stati assicurati alla giustizia - ha affermato Amato - stiamo smontando le cosche pezzo per pezzo, con un'azione costante. Lo Stato c'è e c'è la società civile. E questa alleanza sta producendo risultati molto concreti. I boss non possono più illudersi: li prenderemo uno ad uno".

 

 

Governale: "Una risposta forte dello Stato"

CATANIA - L'operazione Plutone, contro 70 presunti appartenenti a Cosa nostra, è "una risposta forte dello Stato". Lo ha affermato il colonnello Giuseppe Governale, comandante provinciale dei carabinieri di Catania, a margine di un incontro con i giornalisti promosso dalla Procura della Repubblica. "È una risposta concreta - ha aggiunto Governale - che si inscrive in un percorso virtuoso di risveglio della città: da una parte c'è una voglia di riscatto della società civile e imprenditoriale, dall'altro c'è il continuo operare delle forze dell'ordine e della magistratura".

 

 

12:52 PM - Tuesday 4 December 2007 - Invia un commento

ma....

complimenti per il tuo spazio
riporti le notizie i modo molto preciso
è giusto che tutti sappiano....
non ho trovato foto del nuovo arrestato dei santapaola
????

Anonymous - 09:01 AM - Wednesday 5 December 2007 - Edit - Delete

Commento senza titolo

Ecco la foto....
Salutoni

Angelikus - 11:43 AM - Wednesday 5 December 2007 - Edit

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Questa “sporcizia” a sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , a preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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