MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - La factory del dissenso Che cosa resterà.
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

La factory del dissenso Che cosa resterà.

 

 

 

factory del dissenso

Che cosa resterà.

Di Crakowski 4 novembre 2008

Replica in ritardo

 

Gentilissimo Crakowski

Grazie per avere citato i miei FRATELLI Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte

 

Avrei voluto scrivergli prima ma sono stato impossibilitato da un infortunio e purtroppo nei prossimi giorni dovrò operarmi.

Le scrivo riguardo al caso Saviano che nei giorni scorsi ha suscitato un’enorme attenzione dal pubblico Nazionale e non, anche la scesa in campo di alcuni premio nobel.

Il ministro degli interni Roberto Maroni aveva definito giustamente che Roberto Saviano era uno dei simboli della lotta contro la Criminalità Organizzata, condivido pienamente e ammiro il coraggio di Saviano, e le affermazioni del Ministro Maroni.

Diversi politici o altri soggetti affermano che Saviano è IL SIMBOLO.

Io credo e parlo a titolo personale che Saviano rispetto ad alcuni imprenditori onesti che non si sono piegati alla Mafia è solo un dilettante, poiché c’è gente che da anni lotta come il sottoscritto contro questa( Feccia - Mafia), ho perduto due fratelli e più volte ho subito diversi tentati omicidi, ho dovuto chiudere più attività commerciali, trasferirmi in un’altra regione e da oltre 10 anni lotto da solo contro la Mafia senza nessun sostegno di alcune associazioni improvvisate né giornalistiche né premio nobel.

Come si vede ancora una volta l’imparzialità tra uno scrittore come Saviano e una famiglia d’imprenditori onesti Siciliani.

Era necessario che Saviano scrivesse questo libro per mettere in evidenzia tutto quel marciume che c’era a Napoli e dintorni?

Chiedo come mai il signor Dario Fò e tanti illustri personaggi politici e televisivi non si siano mai schierati quando è stato ucciso un imprenditore onesto ( Siciliano).

Preciso che grazie al mio orgoglio, alla mia forza e al mio coraggio sono stati portati a termine diverse operazioni antimafia.

Prima degli eventi criminosi che hanno colpito la mia famiglia ero una persona ricca, felice e fortunata.

Non ho pubblicato un libro che possa essere fatto un film, ma gestisco tre blog abbastanza seguiti che trattano di mafia & complici, non voglio mettermi in evidenza perché non ne ho bisogno però vorrei ricordare che quando Saviano iniziava a scrivere le prime righe del suo libro, il sottoscritto aveva già 10 anni di lotta contro la Mafia alle spalle, e non accetto da chissà chi definisca Saviano IL SIMBOLO, perché è uno dei tanti simboli  onesti di imprenditori, commercianti, scrittori o giornalisti che hanno il coraggio di affrontare questa piaga invisibile ma visibile a tutti che si chiama Mafia.

 

 

Angelo Vaccaro Notte

 

Che cosa resterà.

 

di Crakowski, 4 Novembre 2008

 

Non ho letto Gomorra, né conosco Saviano, né so il Saviano-Pensiero. Tantomeno posso giudicare la sua scelta di abbandonare l’Italia come giusta o non giusta. Se fossi io al suo posto direi le stesse parole, oppure no. Sono però convinto che per il libro di Saviano valga quando detto da Sciascia nel suo storico articolo I professionisti dell’antimafia:

“Io non mi faccio nemmeno l’illusione che quei miei due libri, ["A ciascuno il suo" e "Il giorno della civetta" - ndr] siano serviti - a parte i soliti venticinque lettori di manzoniana memoria (che non era una iperbole a rovescio, dettata dal cerimoniale della modestia poiché c’è da credere che non più di venticinque buoni lettori goda, ad ogni generazione, un libro) - siano serviti ai tanti, tantissimi che l’hanno letto ad apprender loro dolorosa e in qualche modo attiva coscienza del problema: credo i più li abbiano letti, per così dire, «en touriste», allora; e non so come li leggano oggi”.

Quello che so, facendo un po’ di populismo spicciolo, è che dietro Saviano esiste la solita, purtroppo, fila di facce senza volto. Di gente che non è Saviano eppure si trova quotidianamente fianco a fianco a quella stessa persona che il giorno prima ha denunciato, a cui ha detto “no, non pago il pizzo“. Gente che non ha neppure la possibilità di pensare “rischio la mia vita, voglio andarmene“, gente che sa che prima o poi la scure cadrà sulla loro teste o su quelle dei propri familiari, o su entrambi.  Mi vengono in mente i nomi di Giuseppe Fava, giornalista, di Libero Grassi imprenditore e dei più sconosciuti Vincenzo Vaccaro Notte e il fratello Salvatore Vaccaro Notte, rispettivamente imprenditore e caposquadra forestale di un piccolo paesino siciliano. Tutta quella gente, insomma, che non poteva, non ha potuto o non ha voluto (mettiamo pure il beneficio del dubbio) dire “non ce la faccio vado via“. Gente che conosceva i pericoli che correva e che sapeva che i pericoli erano lì, e potevano essere, questi pericoli, la persona che lo invitava al bar per un caffè, o la persona incontrata per caso all’angolo della strada.

Ma non è neppure questo il punto.
Ripeto, Saviano è liberissimo di pensare e di fare quello che vuole. Il punto per me è la “carnevalata”, lo show mediatico che sposta il vero problema, la mafia/camorra/’ndrangheta/etc etc, sullo sfondo di un pessimo balletto.

D’improvviso il problema non è più la camorra ma Saviano. D’improvviso mi ritornano in mente i giorni seguenti l’arresto di Provenzano. I tg che offrirono servizi degni de “La Fattoria”. Cronisti d’assalto che mostravano cespugli di margherite coltivate con cura dal boss; la forma di pecorino e i santini, la ricotta e la cicoria, l’immancabile primo piano del volantino elettorale confuso fra le cianfrusaglie campestri del casolare di campagna. In quei giorni pensai che tutto si era ridotto ad un grande reality show, ad un accanimento mediatico che confondeva significante e significato e svuotava, prima fa tutti, la parola “pizzino” rendendola priva di qualsiasi significato intrinseco. Ricordo la scena della gente inferocita a Palermo all’uscita di Provenzano dalla questura (se non ricordo male) e mi chiesi “Ma se tutto quanto era segreto, come facevano a sapere tutti che quel giorno a quella data ora Provenzano sarebbe uscito da lì?”. Per non parlare dei ritratti fatti di Provenzano come buon padre di famiglia, innamoratissimo della moglie, tenero con i figli e quant’altro. Mi sembrò tutto un convivio orgiastico sullo sfondo bucolico di qualche novella del Boccaccio.

Questo ricordo.
Questo svuotare il senso di quell’arresto proiettandolo in un “non luogo” che rendeva le cose simili ad una telenovela. La mafia ridotta a ritratto bucolico che sembrava quasi soggiogarci al fascino della stessa.

E questo ritrovo oggi in tutto questo coro di voci su Saviano. E quasi mi ritrovo a concordare con Maroni (con Maroni!). Tutto questo reality show lo ritrovo quando i tg vanno a intervistare i ragazzi di Casal di Principe e lo ritrovo nei commenti scandalizzati alle risposte dei ragazzi. Mi chiedo, cosa avrebbero dovuto rispondere? Cosa, avanti! Io non sono un giornalista, né uno scrittore né rischio il Pulizer o il Nobel. Eppure me lo sono chiesto. Cosa potrebbe dire un ragazzo di 16/17 anni che vive in quel contesto di illegalità, dove davvero la camorra si sostituisce allo stato e gli permette, paradossalmente, il vivere quotidiano? Saviano e tutto il can can che si è creato hanno acceso le luci su quei luoghi ma, ancora una volta paradossalmente, hanno inclinato un sistema “parastatale” che creava una sorta di legalità illegale. Non è colpa di Saviano, certamente, né di chi denuncia attraverso le parole. Se lo Stato non c’è, se non c’è mai stato, un libro non potrà mai crearlo dal nulla.

Quando i poliziotti e i militari si allontaneranno, quando le voci si spegneranno un’altra volta, domani come ieri, cosa resterà, domani come ieri, a loro se non la camorra?

 

  • Commento di Emiliano

    Se lo Stato non c’è, se non c’è mai stato, un libro non potrà mai crearlo dal nulla. Ahimè… ho la sensazione che il declino in cui è precipitata l’Italia negli ultimi dipenda proprio da questa convinzione ormai massificata. Sono invece PROPRIO i libri che creano gli stati. I libri creano quella coscienza personale che quando diventa moltitudinaria forma una rete che con il tempo diventa coscienza nazionale senza la quale non esiste uno Stato. E’ un caso che il primo bersaglio di ogni dittatura siano proprio i libri?
    Punto secondo: al libro di Saviano sono seguiti arresti a catena. Rompere il muro di omertà a costo di rischiare le chiappe in prima persona. Ti sembra poco l’insegnamento che ne può trarre un ragazzo di 16/17 anni che vive in quel contesto di illegalità, dove davvero la camorra si sostituisce allo stato? Anche perché prima di scrivere quel libro Saviano era un perfetto sconosciuto, proprio Giuseppe Fava, giornalista, Libero Grassi imprenditore e i più sconosciuti Vincenzo Vaccaro Notte e il fratello Salvatore Vaccaro Notte, o come quei ragazzi a cui lui ha offerto un modello leggermente migliore a quanto propinato ogni giorno da tv, caporioni locali e gente del cazzo varia che infesta quelle zone. Se permetti. E non mi sembra che abbia descritto quella cricca di figli di troia come buoni padri di famiglia, innamoratissimo della moglie, tenero con i figli e quant’altro. Scusami, ma questo post l’ho trovato un po’ troppo superficiale vista la metastasi che sta corrodendo dall’interno il tessuto connettivo di certe zone che a dispetto del tuo buon Maroni e della sua accolita di g.f.d.t. ancora si chiama Italia.

    4 Novembre 2008

  • Commento di stefano havana

    Concordo con Emiliano.
    Il libro di Saviano io l’ho letto e non mi è piaciuto.
    L’ho trovato noioso e generalista. In me non ha creato quella reazione a catena da “io so” pasoliniano. (nonostante la parte in cui Saviano parafrasa quello stesso “io so”, riferendosi agli scandali legati al cemento sia la più bella e convincente dell’intero testo) Da nessuna riga ha dedotto che quel libro, Gomorra, potessse costituire un “pericolo” per la camorra. Non ci ho trovato neanche una novità rispetto alle cose che si sapevano già.

    In più Saviano mi sta molto - MOLTO - antipatico.
    Però dico anche che se la nostra generazione fosse composta TUTTA di 28enni come lui, invece che 28enni come ME, probabilmente il mondo funzionerebbe veramente meglio. Viva i Saviano, dunque, ma abbasso - e di brutto - il Savianismo.

    Come ho già avuto modo di dire altre volte, io con la vita di Saviano faccio a cambio domani mattina, se mi dite dove devo firmare.
    [Ste]

    4 Novembre 2008

  • Commento di Crakowski

    Scusa emiliano ma non ho attaccato Saviano, nè ho detto che Saviano è stato inutile etc. Non mi permetto nè mi arrogo il diritto di giudicare le scelte di una persona, sopratutto di una persona in quella situazione.

    Ho soltanto detto che il tutto, scade poi in una sorta di carnevalata, condite con firme di premi Nobel etc etc. Ora appunto non se ne parla più, quattro firme e tutti salvi.

    Quando mi riferivo a “buon padre di famiglia…” mi riferivo ad alcuni ritratti che hanno fatto da Provenzano dopo la sua cattura, non a qualche passo del libro di Saviano, che non ho letto e mai leggerò.

    Ora che il libro di Saviano sia stato letto proprio da quella gente che dovrebbe prenderlo a spunto per cambiare, non credo proprio. Per me vale e continuetà a valere quando detto da Sciascia, c’è poco da fare.

    Prima di Saviano ci son stati tantissimi altri libri e qualcosa è cambiato, ma che il libro di Saviano possa cambiare tutto è una visione superficiale, questa si. Si scade nel Savianismo come ha detto Stefano.

    Ci sono ragazzi che si fanno il culo qui in provincia da me e sai come finisce?
    Sequestrano i beni alla mafia, si creano associazioni, piccole aziende agricole per sfruttare le terre confiscate etc etc…bene andiamo a vedere poi chi sotto sotto dà la manodopera da usare in quelle aziende agricole, oppure chi ci mette le mani nella gestione.

    Se chiedi qui nel mio paese “ma esiste la mafia?” Sai che ti rispondono? “No, qui mafia non ne abbiamo, semplicemente se qualcuno ti chiede un favore tu è giusto che lo fai”. Non parlo di cose eclatanti o stile il Padrino.
    E’ una cosa endemica e credimi al 90% delle persone va bene così, Saviano o non Saviano purtroppo.

    5 Novembre 2008

  • Commento di Crakowski

    Volevo aggiungere che i Fratelli Vaccaro Notte si rifiutarono di scendere a patti con la cosca mafiosa locale (soldi sudati in germania, tornano e aprono un’agenzia di pompe funebri, attività in mano alla cosca del paese). Ora se un evento come questo, come tanti altri che succedono non intacca le coscienze, non lo farà mai un libro. C’è gente onestissima, che non ha mai avuto a che fare con la mafia che vive del suo sudato lavoro che ti risponde dinanzi a questi fatti “beh, dovevano farsi i cavoli loro”.
    E’ questa la mentalità, anche nella persona più onesta la ritrovi ma qui al Sud vogliamo negarlo.

    5 Novembre 2008

  • Commento di Emiliano

    Credo di aver capito il senso del tuo intervento, Crakowski, e in parte sono d’accordo. Soprattutto con la parte in cui affermi l’informazione essere diventata una sorta di carnevalata che si fissa su particolari a volte voyeuristici o morbosi, svuotando di significato perfino eventi storici come l’arresto di Provenzano. Però non condivido affatto il senso di arrendevole pessimismo che trasuda dal tuo post. Io sono convinto che un libro possa intaccare le coscienze. Anzi, possa addirittura formarle. Un libro può fungere da apripista per un secondo libro, un terzo, magari un approfondimento televisivo, un dibattito pubblico. Rompere la guaina di omertà. La nostra discussione è già sintomo di un sassolino che rotolando può (potrebbe) diventare valanga. E’ poco? E’ l’unica arma che abbiamo, teniamocela stretta. Se la disprezziamo con fare snobbistico la sconfitta diventa inesorabile. Ci sarà un rapporto causa-effetto nel fatto che siamo il paese europeo in cui si legge meno e abbiamo Berlusconi al governo, Dell’Utri che si permette di pontificare su P2 e antimafia e una tv che trasmette un programma condotto da Gelli? Ci dovrà pur essere un nesso tra la fauna spesso in maggioranza trogloditica di certe zone d’Italia dove l’unica legge è quella del più forte e dove la furbizia è sinonimo d’intelligenza, con la pressoché totale assenza di librerie? NON SOTTOVALUTARE MAI LA POTENZA DEI LIBRI. Sono l’ultimo balurdo di libertà che abbiamo. Nei libri c’è la nostra libertà, dai libri nasce e si amplia il nostro pensiero. Grazie ai libri impariamo a conoscere noi stessi e il mondo che ci circonda. Capire se ci piace e scoprire i mezzi per provare a cambiarlo. Sono l’unico mezzo che abbiamo per imparare a riempirci la panza senza togliere le polpette dal piatto del vicino. Senza libri c’è la giungla, c’è il deserto catodico, il piattume massificato. C’è berlusconi e il berlusconismo, la De Filippi e il tronismo, un popolo che non legge è un èpopolo che non pensa con la testa propria. E un popolo che nojn pensa è un popolo assoggettato ai poteri forti, un popolo capace di dire solo “sissignore, signorsì signore”. Ci stiamo avvicinando a grandi falcate ma c’è ancora molta gente che resiste e va avanti per la sua strada. E normalmente è gente che legge molto. Senza entrare nel merito del libro, teniamoci stretto Saviano, pur con il suo inevitabile codazzo in odor di televendita. Speriamo che domani ci sia un altro Saviano, e un altro, e un altro ancora. E forse, lentamente, riusciremo a cambiare l’Italia; o almeno ad arginare questa insopportabile e ripugnante deriva…

    5 Novembre 2008

  • Commento di Enrico Natoli

    Io credo che il “pessimismo” che traspare dalle parole dell’articolo sia purtroppo motivato.
    Fateci caso: se l’articolo fosse stato scritto sulle scelte di Spalletti contro la Juve, sarebbero fioccati i commenti.

    Di fronte al tema camorra, i commenti si contano sulle dita di una mano. Mi è capitato spesso, in altri blog, di riscontrare lo stesso effetto. E’ un paese cieco di fronte al suo Problema con la P maiuscola: quello dell’esistenza delle mafie.

    Chi vive in territori dove comanda “la legge del favore”, se non vogliamo chiamarle mafie, non ha troppi motivi per essere entusiasta. Perché credo che Cracowski abbia ragione da vendere su due punti:
    1) che di Saviano, in tutti i campi della società, ne esistano centinaia, ma che di queste centinaia si preferisca prenderne uno ogni tanto e farlo diventare fenomeno mediatico. Buono per stare nelle hitparade di vendita in Italia, ma anche all’estero. La cosa che mi ha sempre infastidito di “Gomorra” è la frase in copertina che recita “E’ nato uno scrittore”, come se nel libro si parlasse di Salinger e del giovane Holden;
    2) che chi gestisce l’antimafia - e dunque patrimoni dei boss, beni confiscati e compagnia bella - non sia sempre così trasparente come la patente che gli si dà a livello collettivo indurrebbe a credere.

    In più, aggiungo io, incredibilmente fa più notizia che - mettiamo - un imprenditore venga ucciso, piuttosto che quando l’imprenditore con la sua denuncia manda in galera i mafiosi.

    Però alla fine concordo con Emiliano: non abbiamo altra scelta che obbligarci ad essere, se non ottimisti, almeno testardi. Chi ha contezza di questo problema ne parli, ne parli, ne parli fino a che, forse, la mentalità di un popolo cambierà. Non so quando e non so come, onestamente, ma forse a qualcosa servirà.

    ps: altrettanto onestamente, credo che Sciascia avrebbe fatto meglio a scrivere quell’articolo in modo diverso.

    6 Novembre 2008

  • Commento di Emiliano

    Con il commento di Enrico Natoli la sovrastruttura inizia a sgretolarsi e ci si avvicina alla “struttura” del problema: il mercato che tutto confonde e fagocita. Per cui pur di “vendere” una notizia i mezzi di informazione si dedicano a particolari di facile presa piuttosto che concentrarsi su elementi che permettano una comprensione in verticale del problema. Per cui tra le centinaia di Saviano ne viene scelto uno e trasformato in evento mediatico. Per cui la copertina di Gomorra riporta “è nato un grande scrittore”. Deontologicamente demente il primo “per cui”, assai discutibile il secondo, tutto sommato comprensibile il terzo: il giornalismo non dovrebbe (NON DEVE) essere marketing della notizia, ma una casa editrice deve vendere e quindi promuovere come meglio può un suo prodotto. Il mercato, dunque. Un mezzo che sa e può essere diabolico ma che altresì offre vasti spazi in cui muoversi e diverse possibilità di penetrazione. Sta a noi decidere l’approccio con cui affrontarlo, decidere se piegarlo esclusivamente a un interesse commerciale o se creare un interesse commerciale per diffondere una nostra idea, qualsiasi essa sia. Nel caso dell’attuale discussione l’idea di base consiste nella denuncia di una radicata illegalità finalizzata (la denuncia) alla costruzione di un Paese migliore. Questa la “struttura” su cui inevitabilmente si innesta quanto osservato da Crakowski. Inevitabilmente: è il mercato baby. Ma è un buon uso del mercato, credo. Ecco: non ci si soffermi solo sull’apparenza, cerchiamo di scavare e capire cosa c’è sotto quella patina di entusiasmo ipocrita. Spesso il nulla di chi spaccia telefonini ultima generazione facendoli passare per oggetti che rendono felice l’uomo. A volte spunti di approfondimento imprescindibili per, in ultima analisi, avvicinarsi alla comprensione. Di cosa siamo e di cos’è quanto ci circonda. Purtroppo non abbiamo molta scelta se non fare come conclude Enrico: l’obbligo di essere testardi nella nostra quotidianità.

    6 Novembre 2008

  • Commento di piapalmira

    cosa resterà dopo il libro di saviano non lo so. cosa resta di questo tuo post invece lo so benissimo: niente.

    6 Novembre 2008

  • Commento di Rab

    Certo che è semplice proporsi di fare a cambio con la vita di Saviano, mentre si è a casa propria, al caldo, e quando l’unico problema a cui pensare è se domani piove o fa bello, se qualcuno romperà le palle al lavoro o meno. Ma forse l’ottica cambia, quando il problema diventa vivere o morire, quando le proprie libertà sono limitate, quando devi fronteggiare l’odio degli altri. Bisogna trovare la forza di accollarsi degli atti di coraggio, prima di parlare a vanvera. Nel caso contrario, meglio tacere e portare rispetto per chi quel coraggio l’ha ampiamente dimostrato.

  • 03:07 PM - Dec. 13, 2008 - Invia un commento

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    Questa “sporcizia” a sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , a preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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